QUESTA SORTA DI EDITORIALE A "4 MANI" PARTE CON LA CONSIDERAZIONE DEL NS. EDITORE E DIRETTORE RESPONSABILE COSIMO CALICCHIO...

Essere o non essere questo è il problema…! A Benevento la citazione dell’Amleto Shakespeariano, potrebbe essere però riformulta meglio in Essere pro-Vigorito o Essere anti-Vigorito, questo è il problema… La cosa più grottesca sembra che per qualcuno, l’essere anti-Vigorito, possa essere anche una sorta di marchio trend, “di moda” addirittura di “tendenza”…Insomma, sembra che in questa città, si stia diffondendo questo modo d’essere o meglio, di pensare. Lo si è visto in modo palese anche domenica scorsa allo stadio: 2 fazioni, una pro (sistemata nei distinti ed in parte della tribuna a dire di qualcuno “dei non-paganti”) e l’altra contro (il gruppo sistemato nell’anello inferiore della curva sud). Sia chiaro: io credo che nell’uno e nell’altro caso si debba partire da un presupposto, che essendo in democrazia debba essere rispettata ognuna delle opinioni. E qui però che si apre la questione: sto avendo la sensazione, infatti, che almeno ultimamente l’essere pro-Vigorito, per qualcuno sia diventato un problema e specialmente per chi da giornalista è chiamato ad esprimere la sua opinione. Se ti permetti di essere pro infatti da qualcuno sei subito additato nei seguenti modi (concedetemi la licenza): “servo dei potenti, schiavo, lecchino, leccaculo, incompetente, stipendiato, zerbino, accondiscendente, amico del Supremo”…e chi più ne ha più ne metta!

Il mio pensiero? La mia opinione? Cerco di spiegarvela subito per sgomberare il campo dagli equivoci: io sono a favore delle cose fatte bene e sono pronto a criticare tutto ciò che, a mio modo di vedere, è fatto male. Tra l’altro io sarò SEMPRE PRO BENEVENTO, la “MIA” squadra, la mia città…Io ho la “fortuna”di poter scrivere su di un argomento, il Benevento, squadra (e città) che amo incondizionatamente.
Questo mi fa emozionare, arrabbiare e purtroppo gioire poche volte. Chi non mi conosce bene, non sa forse che anch’io vengo dalla mitica curva sud, quella da brividi, degli anni ‘90, quella che era guidata dal mitico “Pataniello” (Augusto lo sai che ti voglio bene!), con il grande Vincenzo “terremoto” e compagnia bella. In quegli anni fantastici dal punto di vista dell’entusiasmo e del coinvolgimento non avevamo la “fortuna” (si ragazzi, avete capito bene la “fortuna”) di avere una società come quell’attuale, con questa “potenza” economica. I nostri sforzi, il più delle volte, venivano mortificati da gestioni societarie ballerine, offesi dalle collette estive che dovevano organizzarsi per provare a salvare il salvabile.
Non è retorica, è la pura realtà. Emozionarci per una vittoria a Rionero in V. conto la Vultur (chissà se esiste ancora...), tra le montagne, in certi paesini che quando si ritrovavano davanti il “BENEVENTO” sembrava sempre che si giocassero la finale di Champion’s: queste erano le uniche cose che ci inorgoglivano, le nostre soddisfazioni da “tifosi”. E la soddisfazione era la nostra, perché ce la conquistavamo noi tifosi, che invadevamo quelle cittadine e creavamo il rispetto nei nostri confronti di chiunque. Oggi le cose sono cambiate, il calcio è cambiato, qualcuno lo chiama “calcio moderno” e lo condanna e sotto certi aspetti ha anche ragione: regole sbagliate, dinamiche poco chiare, il calcioscomesse, il papocchio della tessera del tifoso, le trasferte negate, specialmente le più “calde” quelle che per inciso creano “l’appartenenza” hanno provocato un certo abbandono dello stadio, da parte di qualcuno.
Oggi a Benevento, ci portiamo dietro l’invidia degli altri: di quelli che "rabbattano", di quelli che fanno le collette per iscriversi e pagare gli stipendi, di quelli che avrebbero vinto il campionato “sul campo” e che a causa di gestioni fallimentari si ritrovano a vivere un incubo.  Purtroppo agli stessi qualche volta capita anche di vincere, ma questo è l’imponderabile del calcio e purtroppo nessuno può farci niente! Ma noi invece che facciamo? Come ci troviamo a reagire? Cominciamo a farci la “guerra” tra noi, internamente. Infatti, quell’invidia degli altri comincia quasi ad infastidirci, perché gli invidiosi di turno ci attaccano e provano a colpirci nei nostri punti deboli che purtroppo sono le “non-vittorie”. Girando in lungo ed in largo l’Italia, insieme al “mio” Benevento, non crediate che sia sempre stato tutto facile anche per chi come noi si ritrova nelle tribune stampa! Sentirsi dire dallo zelante collega di turno, frasi del tipo “…ma come mai con tutti questi soldi non riuscite mai a vincere?”, oppure “….ma com’è che non riuscite a salire?” provando a rispondere per le rime, ma cercando di farlo educatamente,  vi assicuro che da “tifoso” non è facile, perché ti verrebbe automatico dargli una “pizza” e chiuderla li; ma poiché siamo famosi anche per la nostra civiltà, la risposta "political correct" ma nello stesso tempo anche più veritiera possibile è da parte nostra, sempre la stessa e cioè “che l’importante è provarci e stare sempre lassù, tra le prime, lottando sempre per il vertice grazie alla solidità della nostra società: prima o poi girerà bene anche per noi, è solo questione di tempo!” tiè, zittito!

Non m’interessa se qualcuno additerà questo mio articolo come la “solita sviolinata” a favore, oppure come la classica “leccata” per ricevere il “favore”! No, amici cari non é così e ve lo spiego, perché fortunatamente nella mia vita per raggiungere dei traguardi o per provare a farlo non mi sono mai servito di mezzucci per compiacere qualcuno. Nella mia vita ho sempre detto quello che penso e posso tranquillamente tenere la testa alta perché non mi ha regalato niente nessuno. Infatti, anche a me su alcune questioni, piace essere “contro” ma mai a prescindere, per secondi scopi o per partito preso, ma sempre e solo quando, a mio modo di vedere, ci sia una giusta motivazione, una giusta causa: quando invece ho la sensazione che si voglia essere o diventare “anti” o “contro” qualcosa, solo per il gusto di ergersi a voce “fuori dal coro”, per qualche clik o lettura in più, o forse perché non si è riusciti a raggiungere un obiettivo personale, bhè questo non mi sta bene!

Mi dispiace constatare che purtroppo è quello che sta succedendo nella nostra città: infatti, l’avvento del nuovo quotidiano “Ottopagine” di proprietà d’Oreste Vigorito, è indubbio che ha infastidito qualcuno e deluso altri che forse speravano di far parte di quella squadra. Forse il “posto” alla scrivania del nuovo quotidiano, faceva “gola” a tanti, diciamo le cose come stanno, perché poi gira e rigira molte volte le cose si fanno e si dicono anche per tornaconto personale.

La mia sensazione è che spesso all’indomani di alcune scelte operate, si alzano, su alcuni siti, e su alcuni giornali da parte di qualcuno, che di solito ama non firmarsi oppure di firmarsi solo con le iniziali, “attacchi” personali che sembrano orchestrati ad orologeria come a voler colpire chi purtroppo, ha avuto "la colpa" di non sceglierli preferendo altre “penne”, “firme”, collaborazioni varie a suo insindacabile giudizio.

Questo è il mio punto di vista, opinabile o meno che non nasce con l’intento di colpire nessuno ma in generale vuole, in un certo qual modo mettere in guardia il lettore che a volte si ritrova a leggere certe “sparate” editoriali e articoli che a volte, non vengono mossi dalla pura voglia di esprimere un’idea e un modo di pensare ma solo ed esclusivamente per qualche questione personale che non è girata a proprio favore: questo non é giusto anche perché, contribuisce a creare solo un ambiente poco sereno e che non serve a nessuno, quindi bisogna stare molto attenti!

Il classico detto “Piove, governo ladro!” a Benevento per qualcuno è diventato “Piove, è colpa di Vigorito!”…Sia chiaro, questo non significa che adesso il presidente Oreste sia immune da colpe o da errori che pure in questi ultimi anni ci sono stati, ma alcune volte la realtà deformata ha creato incomprensioni ed equivoci. Il chiacchiericcio, il gossip, la critica distruttiva a prescindere ha creato un ambiente difficile: attenzione, non sto affermando che la colpa é dei tifosi o dei giornalisti. Qui la colpa non è di nessuno: infatti io credo e ho creduto sempre, che se quella maledetta palla di Ciarcià al minuto 90’ avesse perforato la porta del Crotone, sarebbe venuto giù lo stadio e forse oggi staremmo qui a parlare di altro. Si, signori, un episodio cambia il corso della storia.
La sottile differenza di un episodio che crea uno spartiacque tra la vittoria e la non-vittoria, tra “fallire” o raggiungere un obiettivo. Noi tutti abbiamo un sogno, lo abbiamo da 83 anni ed è quello di raggiungere la serie B! Penso che su questo almeno siamo tutti d’accordo. Io sono contento, di poter pensare che grazie a questa società, io posso dire di non avere solo un SOGNO, ma il mio SOGNO ora è diventato un OBIETTIVO, un “emozione PRENOTATA” per dirla alla Oreste. Ma vi rendete conto come sono cambiate le nostre prospettive da tifosi? Oggi posso dire di sognare per il “mio” BENEVENTO la serie A, oppure un giorno di giocare in Europa: ecco questo è un sogno amici miei. Per me, da 6 anni a questa parte la serie B è diventata un obiettivo che prima o poi statene certi che raggiungeremo insieme a questa società.
Di questo ne sono sicuro, e scusate se è poco! Voi scommettete che, quando l’obiettivo sarà centrato, in molti saranno pronti a salire sul carro dei vincitori? Chissà se quel giorno ci sarà spazio per tutti su quel carro!

Cosimo Calicchio

ED ECCO LA CONSIDERAZIONE DEL NOSTRO CAPO REDATTORE MARCELLO MULE'

Quanti epiteti leggo, quanta inutile volgarità, malcelata cattiveria, inutili livori figli di profonda frustrazione. Stampa di parte, stampa contro. Noi quelli bravi, voi i cattivi, un gioco da asilo infantile.
Ma noi chi? Voi chi? Chi è il vincente o il forte, e chi sarebbe il perdente?
Quello che mi fa più ridere, amaramente, ma comunque ridere, è sentirsi chiamare amico di Vigorito. Come se poi fosse un offesa e non qualcosa di cui andare fieri, se così fosse.
A Benevento, parlo dell’ambito calcistico,  il termine amico è oramai usato per additare qualcuno che la pensa in maniera differente o, peggio, che si schiera (che sfacciato!) apertamente contro il sentimento popolare. Essere pro Vigorito o contro, mi viene in mente solo una domanda, la più semplice. Cosa cambia essere contro in termini di risultato?
Ma l’essere contro è diventato come una sorta di presidio medico chirurgico atto a preservare l’utilizzatore, dalla vergogna di non aver vinto o di aver fallito, tanto per usare un termine oggi in voga? O è un modo per dissociarsi vigliaccamente?

Estremizzare e drammatizzare un qualcosa che invece era stata ampiamente prevista, mi fa sorgere tanti dubbi e conseguenti interrogativi. Cavalcare il malumore popolare per ergersi a novelli Savonarola ed acquisire popolarità passeggera ed effimera, magari a discapito di altri, a cosa serve? Cosa vorrà mai significare? Io spero davvero che non ci sia qualcuno che sia realmente convinto che, urlando e strepitando da una balaustra (reale o mediatica) è davvero convinto di poter cambiare il corso delle cose o d’influenzare a suo piacimento le scelte di una società.

Torno all’amicizia imputata a coloro che non sono contro e quindi immagino, anche a me stesso. Io sono amico di Vigorito solo perché non scrivo contro di lui? Questo è un grave errore di chi lo pensa e poi lo scrive. Io non potrei certo essere amico di Oreste Vigorito e spiego il perché. Prima cosa, sarebbe sconveniente per una persona in vista come lui. Non lo vedo quasi mai, non lo conosco se non in ambito calcistico, siamo di due classi d’età differenti, frequentiamo amici diversi, luoghi diversi, tifiamo per squadre (in A) nemiche, facciamo le vacanze in posti molto (ma molto!) differenti e, dulcis in fundo, anche culturalmente io non sono alla sua altezza. Io provengo dal popolo, lui è figlio di professionisti, gente per bene da generazioni. Poi, il luogo nel quale due/tre volte al mese lo incontro (suo malgrado) è l’ambiente peggiore nel quale incontrarsi. Lì io divento volgare, eccedo in esaltazione, proferisco cattive parole e normalmente insulto gli arbitri.

Quello che, questo lo ammetto, mi lega ad Oreste Vigorito si chiama BENEVENTO CALCIO. Ma non è amicizia, inutile piaggeria o lecchinaggio. A cosa dovrebbe servire un comportamento del genere, poi? Ho già il mio bel lavoro, la mia casa, i miei affetti, non mi serve altro. Allo stadio l’accredito solo per la sala stampa (è necessario per potervi accedere e lavorare). In tribuna accedo con l’abbonamento, come tanti veri tifosi. Per coerenza, per minima riconoscenza…

Con i miei amici Cosimo e Peppe Calicchio, veri padri di questo oramai famoso portale,  ci siamo inventati un giornale che parla solo del Benevento, con logistica, viaggi e spese varie a nostro carico. L’unico modo concreto che avevamo per poter stare accanto alla squadra, e darle un contributo “esterno”, nel nostro piccolo, ai successi (che auspichiamo).
Voi la chiamate in tanti modi (anche offensivi, ma va bene così) io lo chiamo solo AMORE. Amore cieco, incondizionato, che dura da oltre quarant’anni, da quando per la prima volta io ho messo piede al Meomartini. Quella maglietta giallorossa e cucita sul mio cuore e nessuno la potrà mai strappare.

Io sono soltanto immensamente grato e riconoscente verso chi, senza averci chiesto NULLA, ci sta regalando anni di conduzione della squadra. Vigorito mi ha regalato, senza che io gli dessi nulla in cambio, la possibilità di coltivare questa passione, di vivere ogni domenica una emozione intensa, sempre più grande e bella. E non m’importa che qualche volta mi costa qualche dispiacere. Ogni amore ha le sue spine.
I contestatori a “prescindere”, gli anti-tutto sono, magari, gli stessi che hanno inneggiato o si sono esaltati per i vari Tescari, Gasparoni, Zoltan Zsilvas o Mario Peca, gente che ci ha illuso e gettato sul lastrico, impietosamente. Oppure sono gli stessi che sputarono in viso al compianto Mario Cotroneo, 80 anni, in tribuna centrale, dopo tutto quello che aveva fatto. Se non loro, gente della stessa “stirpe”, malata.

Malata di presunzione, maleducazione, invidia, mancanza di un minimo di memoria storica e della conseguente umiltà che essa dovrebbe suggerirci. E’ un male diffuso che affligge una buona parte dell’ambiente sportivo beneventano. Sfortunatamente non solo nel mondo del calcio. Non mi riferisco certo ai tifosi veri, quelli che da sempre ed anche loro in maniera incondizionata, rimangono sempre e comunque accanto a chi continua a regalargli 34 domeniche di sogni, ogni anno.
A me e a noi di tuttobenevento.it ci basta almeno questo, sognare, nella lucida consapevolezza che ogni sogno può realizzarsi. Continueremo a stare accanto alla squadra finchè ne avremo le possibilità, fisiche ed economiche.
Una certezza ci fa essere sempre più forti: quello che un giorno per noi sarà il coronamento di un sogno, per tanti altri, poi, sarà un incubo da cui fuggire e nascondersi.

Ad Oreste Vigorito va tutta la mia gratitudine il rispetto come uomo e soprattutto per i sacrifici economici (e fisici) che fin’ora non gli hanno regalato adeguati riscontri. A Ciro ed Oreste Vigorito va il mio grazie più sincero per averci scelto per questo esperimento imprenditoriale molto oneroso e complesso, con notevole ricaduta sul piano sociale ed anche economico della nostra città. Una fortuna enorme per noi, non da tutti compresa, solo per ignoranza e cattiva fede.
Beh, pensandoci bene, nel mio cuore nutro anche un sentimento d’amicizia per il Presidente, e ne sono anche fiero. Chissà, questa cosa farà arrabbiare qualcuno?

Marcello Mulè

TRA L'ALTRO PER SGOMBRARE IL CAMPO DAGLI EQUIVOCI, E' BENE DOCUMENTARE CHE TUTTOBENEVENTO, BENEFICIA COME TUTTI DI UN ACCREDITO TRIBUNA STAMPA ED UN ACCREDITO FOTOGRAFO...TUTTI GLI ALTRI PAGANO IL BIGLIETTO....