La calma apparente. E’ quella che sembra regnare intorno alle vicende del Benevento Calcio. Archiviata oramai la stagione e dovendo noi fare da spettatori agli imminenti playoff e playout, sembra che in casa giallorossa tutto sia fermo. Ufficialmente, in piena attività è solo il prolifico e soddisfacente settore giovanile, su tutti la formazione Berretti, proiettata ai quarti di finale del torneo, dopo aver chiuso in maniera brillante la regular season: e pensare che per quest’anno s’era ipotizzato, per i ragazzi, ad un campionato “normale” poiché si era partiti con una formazione quasi totalmente rinnovata, con tanti volti nuovi e le relative incognite. Invece, eccoli in lotta per un "non impossibile" titolo nazionale.

 

Nella “tranquillità” (altra novità...) di questi giorni, la prima squadra è ancora “sotto torchio”. I calciatori, almeno quelli che dovrebbero far parte della squadra anche per il prossimo campionato, stanno svolgendo il pre-ritiro e lavorano sodo, soprattutto in attività tecnico-tattiche tra l’antistadio e il prato del Vigorito. Una vera innovazione a Benevento, questo è da sottolineare. In questi giorni, poi, ad impazzare tra gli aficionados della Strega è il toto-direttore sportivo. Almeno quattro i nomi che girano nell’ambiente sempre ben informato della stampa sannita, con il vecchio Peppino Pavone che è stato anche visto in città e in società, evidentemente a prendere visione del progetto Benevento, delle strutture, del "materiale" su cui già poter lavorare. Lui è un talent-scout di primissimo livello, abituato però a costruire integralmente le squadre che ha diretto, facendo affidamento su giovani di sicuro avvenire da egli stesso scovati in giro per l’Italia e calciatori di comprovato rendimento ma sempre del suo entourage.

 

E’ bastato questo a suscitare già il consenso della tifoseria ed un crescente entusiasmo ma, come sempre, c’è un rovescio della medaglia. Indubbiamente, fare affidamento sulla sua esperienza e sulla conoscenza calcistica di un D.S. navigato come lui è una garanzia per risultati a medio lungo periodo. Il Benevento Calcio, però, ad oggi ha una rosa calciatori già composta, con atleti che per nei propri ruoli rappresentano quanto di meglio possibile nel panorama di terza serie, perché abbinano alta qualità tecnica ed esperienza. Posso affermare con tranquillità che, per 6/7 undicesimi, è già pronta una squadra forte e competitiva.

Un nuovo progetto (questa è la mia idea), che vedrebbe la firma di Pavone, vorrebbe significare rifondare (ancora!) la squadra e doversi impegnare in una campagna acquisti complessa, onerosa e piena di rischi. Quanto tempo per arrivare sul campo a risultati importanti?

 

Questo non vuol dire mettere in dubbio le qualità e le capacità di Pavone: magari fosse arrivato prima uno come lui, chissà! Bisogna considerare, però, che è già partito da tempo il nuovo Benevento, edizione 2012/13. La squadra del futuro ha iniziato a prender forma con l’avvento d’Imbriani e Martinez alla conduzione tecnica. C’è già un lavoro intenso e proficuo di sei mesi alle spalle e i due sono già riusciti a plasmare e trasformare i calciatori (uno su tutti, Rajcic) secondo i loro dettami tattici. Io sono convinto che abbiano già un’idea molto chiara (e spero vincente) di come dovrà essere la squadra che condurranno.

Lavoro propedeutico anche quello di questi giorni: stanno evidentemente testando tutti i disponibili (al momento) per stabilire, con la tranquillità necessaria, chi confermare e chi no. Nessuna bocciatura, è chiaro, saranno solo scelte funzionali. Solo alla fine si stilerà una lista definitiva da portare al “calciomercato”. Acquisti mirati, con calciatori individuati nello specifico e, probabilmente, già da tempo nel “mirino” della società. Mai come stavolta, davvero, si potrà effettuare una campagna acquisti chirurgica.

 

La priorità, oggi, è quella di innestare su un gruppo già forte quegli elementi che andrebbero a completare nel modo migliore il puzzle giallorosso. Poi, si potrà dare la possibilità a qualche giovane interessante d’inserirsi nel gruppo e contribuire alla causa, ma che sia di reale talento e che sia pronto a dare il massimo, al pari degli altri. E, prima di portare giovani da fuori, darei spazio a quelli “fatti in casa” perché ce ne sono di molto interessanti in prospettiva futura, dovranno solo crescere ed essere aiutati a farlo.

Sinceramente, non mi sembra il momento storico per sperperare risorse economiche in qualche solita follia estiva. Certo, il nome di grido è un richiamo irresistibile per la tifoseria, ma bisogna davvero fare i conti con il momento economico e sociale. La nostra fortuna, enorme, è che alle spalle c’è un progetto serio ed una gestione oculata, che, oltre al fatto d’avere una proprietà che non ha lesinato sacrifici economici, ci ha anche garantito una certa continuità proprio per quanto costruito strutturalmente. Successi e futuro si costruiscono e non si possono comprare, perché quelli comprati o “artificiosi” hanno vita breve.

 

La scelta del direttore sportivo dovrà ricadere senz'altro su di un professionista di comprovata esperienza, grande conoscenza del calcio di terza serie, delle insidie e delle trappole che molto spesso i procuratori e tante società costruiscono "ad arte". Pavone o Pastore o Di Somma, i nomi sono tanti ed importanti. Fondamentale sarà invece la capacità di colui che sarà scelto, nel fare di necessità virtù. La bravura sarà proprio nell'individuare i pezzi mancanti del puzzle giallorosso secondo le direttive dei tecnici e cercare di farli combaciare al meglio con quelli esistenti. Non servono rivoluzioni a livello tecnico: occorrono scelte di qualità, magari nomi poco noti ma dal rendimento eccellente, efficaci nello scacchiere ideato da Imbriani e Martinez. La bravura di un D.S è nei risultati di fine campionato e non nei nomi di una campagna acquisti. Noi a Benevento questo lo sappiamo bene, purtroppo.

 

Le bandiere. Tante quelle ammainate in questi giorni, da Del Piero a Gattuso, da Inzaghi a Nesta. Io credo che, nel nostro piccolo, c’è una bandiera che, lo spero, non sarà ammainata con troppo anticipo. A mio modo di vedere lui rappresenta un po’ la rinascita del Benevento Calcio, l’esempio concreto di come con il lavoro serio, a partire dalla costruzione di un settore giovanile all’avanguardia, si ottengano ottimi risultati nel tempo. Antonio Junior Vacca è uno dei simboli di questa Società, un fiore all’occhiello della squadra e di Ciro Vigorito, del quale il nostro era un pupillo. Poco spazio per lui quest’anno, tante incomprensioni, scelte sbagliate del ruolo in campo e qualche fischio ingeneroso, lo hanno relegato troppo spesso all’ombra della panchina o in tribuna. Io lo lascerei partire solo per una serie superiore, questo si. Altrimenti, è uno dei calciatori sui quali puntare ancora, dandogli ancora il massimo della fiducia e responsabilizzandolo a dovere. Ha qualità tecniche indiscutibili ed è un talento puro: non lasciamocelo scappare. A patto che lui abbia la voglia di mettersi ancora in gioco qui, in mezzo a coloro che lo hanno visto nascere e crescere a livello calcistico.

Sezione: IL PUNTO di M.Mulè / Data: Mer 16 maggio 2012 alle 07:00
Autore: Marcello Mulè
vedi letture