Le emozioni di una vigilia, quella di un Pisa-Benevento che potrebbe valere tanto oppure nulla: ne siamo consapevoli tutti, dai giocatori ai tifosi, dal presidente ai giornalisti. Dopo una entusiasmante rimonta il Benevento sappiamo che domenica scorsa si è fermato e purtroppo ha lasciato ai “ragazzotti” neroazzurri (come ama chiamarli il tecnico pisano Pagliari) lo spazio per poter sferrare forse l’allungo che risulterà decisivo. Dopo la gara di domani saremo pronti a tirare le somme, avremo tanto tempo per analizzare quello che è successo in una stagione davvero dove ne abbiamo viste di tutti i colori s’in dall’inizio. Una stagione strana e costellata da lutti ed episodi incredibili. Una stagione che a gennaio, quando il Benevento era in piena zona play out e sembrava ormai alla deriva ha trovato un senso con l’arrivo sulla panchina di Guido Carboni che ha avuto il grande merito di compattare un gruppo che forse aveva bisogno solo di questo e cioè di un allenatore poco “scienziato” che in modo semplice avesse dato loro tranquillità e messo nelle loro menti quel qualcosa che serve poi per vincere i campionati. E’ un po’ quello che è successo alla prima Juventus di Antonio Conte che grazie proprio al trainer pugliese si era convinta di essere più forte di tutti e di tutto anche senza oggettivamente non esserlo, riuscendo a conseguire un risultato incredibile e insperato ad inizio stagione. Anche in quel caso oltre al tecnico società e tifoseria rappresentata dal nuovo stadio avevano contribuito, un po’ quello che è successo a Benevento. E’ indubbio infatti che ormai da tempo sembra di giocare in un altro stadio: dai colori cupi si è passati a quelli chiari, alla serenità, l’allegria, la gioia e l’entusiasmo di tifare per la propria squadra: ecco per la propria squadra e non per solo per la propria maglia, perché la maglia se non indossata con orgoglio da un essere umano che ha voglia di raggiungere un risultato rimane solo un indumendo che può essere anche adorato, ma che rimane un indumento e che sicuramente non porterà mai nessuna promozione. Negli ultimi anni ci si vergognava quasi a fare un coro per un calciatore, finalmente da gennaio anche questo “assurdo” sembra essersi dissolto. Una vittoria quindi a Pisa forse non servirà a farci recuperare una qualificazione play off che sembra ormai appesa ad un filo ma dimostrerà a tutti che forse l’avremmo meritata noi e lascerà indelebile nel cuore dei tifosi questa squadra che ha dimostrato fino alla fine di meritare gli applausi di tutti. Domenica scorsa dopo la sconfitta con la Nocerina la squadra è andata comunque sotto la curva a ringraziare i propri tifosi che hanno capito l’impegno profuso dai giocatori e quindi applauditi: è questo che vogliono i tifosi! Purtroppo negli ultimi campionati è questo che mancava. Mancava la voglia e quello in campo si vede: quando si gioca svogliati, senza spirito di squadra, senza entusiasmo e cattiveria agonistica la gente se ne accorge ed ha tutto il diritto di contestare. Comunque vada la squadra di Carboni va applaudita per quello che ha dimostrato e per quello che ci ha fatto vivere. Sarà importante al termine della stagione tenere presente proprio questo e provare, tenendo come riferimento le parole del presidente Oreste Vigorito, che ha sempre parlato di programma triennale di non stravolgere quello che si è riusciti a creare. Siamo tutti consapevoli che le basi quest’anno sono state gettate e serve davvero poco per far diventare questa squadra lo schiacciasassi che potrebbe tranquillamente vincere a mani basse un torneo come quello di quest’anno. Ma a questo cominceremo a pensarci dopo-domani, o forse da giugno se dovessimo riuscire a vincere a Pisa e l’Avellino perdesse a Catanzaro. Qualcuno diceva: Basta poco che ce vò?

Sezione: L'EDITORIALE TB di C.Calicchio / Data: Sab 04 maggio 2013 alle 10:52
Autore: Cosimo Calicchio
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