Niente da fare: la realtà è amara, il sogno è svanito, s'è infranto all'ombra della torre pendente eretta da Bonanno Pisano, non il migliore degli architetti visti i risultati dei suoi calcoli strutturali. Era difficile, troppe le combinazioni fortunate che avremmo dovuto augurarci sperando che la squadra di Carboni riuscisse ad agguantare i play-off sul filo di lana. Vincere a Pisa contro un'avversaria in vantaggio di quattro punti e poi dover sperare nel "regalo" altrui all'ultima di campionato. Il regalo avrebbe dovuto farcelo l'Avellino, giocando contro i toscani una gara intensa e regolare, da campionato pieno... Rendiamoci conto di quanto fosse improbabile, anzi, impossibile l'evento. Sia chiaro, nulla di illecito, loro sono già ufficiosamente in vacanza, e ci mancherebbe altro... Crederci, per me, era l'unica alternativa possibile: nessuna illusione, solo crederci, follemente, che è diverso. In fondo anche questo è amore per i propri colori.

Non è stato Pisa che i giallorossi hanno perso la corsa per la coda di campionato; come già scritto quella era l'ultima flebile speranza. La squadra ha iniziato a rallentare e ad accusare stanchezza e crisi di prestazioni già in precedenza. Più che fisicamente io hi visto, ancora una volta, una squadra con la testa pesante, cui è mancata soprattutto la razionalità e la tranquillità, magari dovuta alla piena presa di coscienza di avere speso troppo più di quanto si poteva, inseguendo le squadre in testa per così lungo tempo. Credo che la vittoria casalinga contro il Latina sia stata l'ultima prova di forza (vera) che i ragazzi siano riusciti ad esprimere pienamente. Poi, la squadra è andata vistosamente calando, resistendo onorevolmente fino all'impatto con l'uppercut che la Nocerina ci ha sferrato nel derby casalingo. A Pisa il colpo del k.o.

Io sono davvero dispiaciuto: per i Tifosi, quelli veri, perché finalmente si erano riuniti compatti, più determinanti che mai. Per la Società, perché anche se qualcosa si è sbagliato - operando, investendo, quindi in assoluta buona fede - nell'allestimento della squadra, dobbiamo riconoscergli che, davvero, mai una volta che la fortuna gli giri a favore. Mai, è incredibile. La mia è una delusione dovuta alla prestazione sul campo, a Pisa. Speravo (e speravamo) in un approccio diverso alla gara, nella classica partita della vita, come si usa dire. Obiettivamente però, con il passare dei minuti ho avuto la netta sensazione che quei ragazzi non ne avevano davvero più. Per quanto mi riguarda, io aspetto domenica prossima per tributare un applausodi ringraziamento a tutti i ragazzi: tutti, nessuno escluso, fosse soltanto perchè hanno indossato la nostra maglia, i nostri colori sempre onorandola.  Sono contrario alla solita caccia al colpevole, non sono la persona giusta e neppure ho la necessaria competenza tecnica per dire chi o cosa si è sbagliato. La società di Via Santa Colomba, poi, non cerca affatto "capri espiatori" ma come d'abitudine sarà già al lavoro per ripartire con rinnovato entusiasmo e ambizioni. Statene certi.

Molto lungo il viaggio di domenica: il ritorno, purtroppo, interminabile. Silenzio assoluto in auto, poca voglia di parlare, discutere. Il peso di tutto quanto è accaduto quest'anno, all'improvviso, è piombato su tutti noi, schiacciandoci impietosamente. Per riempire quel silenzio io ho provato a ripercorrere mentalmente tutti i viaggi fatti, tutte le volte che ci siamo fermati ad un autogrill, a tutti i panini mangiati in pochi bocconi, al freddo preso, agli insulti, alle minacce, alle toilette sporche degli stadi, a certi impianti fatiscenti che davvero sono l'antitesi del calcio. Ho ripassato tutti i volti, le mani strette, le pacche d'incoraggiamento che ogni tanto abbiamo ricevuto da qualcuno "fuori dal coro" dell'inciviltà dilagante nella nostra amata Italia calcistica. Io l'ho fatto con amore, passione, dedizione e lo rifarei altre mille volte.

Andare con il Benevento in giro, credetemi, è stata un'emozione unica, ne varrà sempre la pena. Anche l'essere soltanto un piccolo ingranaggio della macchina giallorossa è qualcosa che riempie d'orgoglio, ti fa sentire parte della squadra. Un'esperienza bellissima, vissuta accanto a tanti altri amici che, nell'ombra, lavorano affinchè il Benevento Calcio possa finalmente spiccare il grande salto, strameritato e credo oramai improcrastinabile. Ecco, un motivo per ritrovare il sorriso, la voglia di ripartire e subito. Sorriso che ho trasmesso anche al mio compagno d'avventura Cosimo Calicchio quando gli ho raccontato il mio excursus emozionale, relativo a quanto abbiamo vissuto insieme, ancora una volta e oramai sono anni. E' in piccolo ciò che, lo spero, accadrà un po' a tutti i tifosi veri, a chi ama davvero la maglia. Abbiamo rischiato grosso perché quest'anno sfortuna ed una concatenazione d'eventi negativi sembrava non dovessero più abbandonarci. Il rischio d'essere trascinati nel baratro (calcistico) è stato grande e non mi riferisco soltanto ai risultati della squadra.

Io tiro ancora un sospiro di sollievo - pericolo scampato - e metto da parte l'ultima delusione. Per noi il futuro è ancora roseo, anzi, giallorosso, più che mai.

 

 

Sezione: IL PUNTO di M.Mulè / Data: Mar 07 maggio 2013 alle 06:00
Autore: Marcello Mulè
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