Mi ero preso anche io, forse con troppa presunzione, una settimana sabbatica. Volevo pensare, riflettere a fondo sul momento calcistico giallorosso ed evitare di scrivere a "caldo". Sarei stato poco obiettivo, istintivo. Inutile per me, ho bisogno di sfogarmi e non posso rimanere in stand-by. 

Molto chiare le dichiarazioni del presidente Vigorito nei giorni scorsi e ancor più denso di significati il silenzio "strategico" nel quale il massimo dirigente si è rinchiuso. Apparentemente rinchiuso. Stavolta però io condivido appieno quanto egli ha intrapreso, altre volte m'era sembrato forse eccessivo il suo distacco, non meritato da quella grossa fetta di appassionati e tifosi che credono nel suo operato, condividendone idee e azioni.

Era giusto mettere un punto fermo, resettare una volta per tutte e provare a riavviare la macchina calcistica giallorossa. Fondamentale, soprattutto, era dare un segnale forte, iniziare ufficialmente un nuovo corso gestionale. Non mi riferisco alla programmazione del nuovo campionato, ma esclusivamente alla gestione complessiva della società, tecnicamente ed amministrativamente. Sperando ovviamente che non ci siano altre decisioni, ben più tristi per noi.

Stiamo attraversando un periodo economico di terribile recessione, l'Italia è una polveriera sociale pronta ad esplodere e la crisi attanaglia oramai anche fasce sociali che fino a poco tempo fa erano tranquille, quelle composte da persone che vivevano dignitosamente del proprio lavoro. Benevento sotto questo aspetto primeggia, la povertà di base si è allargata a macchia d'olio e il disagio di larghe fette di nostri concittadini è a dir poco imbarazzante per chi riesce ancora cavarsela pur se con qualche affanno.

Questo aspetto ha inciso e non poco, io credo, sulla "profonda" riflessione che Oreste Vigorito ha deciso di fare. Riflessione aggravata anche dagli errori -preventivabili, come in ogni impresa-  commessi, la sfortuna e/o quant'altro vogliamo portare come spiegazione alla palpabile delusione che l'epilogo di questo campionato ha provocato in tutto l'ambiente. Ovviamente adesso i benpensanti si lanceranno nelle solite fini dissertazioni sulla gestione della squadra, sugli aspetti tecnici, gli acquisti o le mosse che loro avrebbero fatto e che sarebbero state quelle giuste... Bravi, ottimo, molto facile così. In Italia 60 milioni di allenatori o presidenti. Come scriveva spesso Luca Goldoni, scrittore-giornalista parmense: "peccato che le persone che saprebbero bene come far funzionare lo Stato, siano invece tutte impegnate a tagliare i capelli, a guidare i taxi o a preparare cappuccini al bar". Chiaro, no? La riflessione va oltre gli insuccessi del rettangolo verde o le prestazioni complessive, forse non adeguate all'ingaggio, di qualche calciatore. Questa è la riflessione dell'imprenditore e dell'uomo, prima che quella di un presidente appassionato e innegabilmente munifico. Chi soltanto mette in dubbio questo è in totale malafede. Pur giustificando ogni tipo di ambizione e di programma, spendere tanti euro per campionati di terza serie, non è più concepibile, almeno per quanto riguarda società sane e oculatamente amministrate, "pulite".

Qualcuno potrà non essere d'accordo e io no lo biasimo. E' una questione di punti di vista, di opinioni comunque rispettabili se espresse con civiltà e onestà intellettuale.  Non occorre mettersi sugli scranni a fare i difensori d'ufficio, alzando inutili polveroni mediatici sulla figura di Vigorito che creano soltanto malintesi e alimentano le cattive lingue. Oreste Vigorito non ha bisogno di difensori ma di comprensione. Strano vero? Ma è così. Il nostro sforzo deve essere quello di cercare di capire e, nel caso, accettare gli sviluppi di quanto sta decidendo. Lui ci ha messo sempre la faccia, i soldi, la credibilità di imprenditore, il tempo, la pazienza, la salute, pienamente consapevole. E poi, non ha mai lesinato investimenti, lasciandosi spesso trascinare dalla sua stessa passione per il calcio, dall'amore per la squadra e la città che gi ha fatto spesso dimenticare di essere in primis Imprenditore, con la "i" maiuscola.  Con tutte le responsabilità morali ed economiche che tale ruole, invece, comporta. Questo gli ha fatto probabilmente commettere qualche errore che, di certo, se avesse agito esclusivamente da capitano d'azienda quale egli è, non avrebbe fatto. Aggiungo, non sarebbe neppure stato il presidente di una squadra di calcio. Importante ricordare che nulla in cambio ha mai chiesto, assolutamente nulla. Magari in cuor suo s'aspettava un minimo di gratitudine e vicinanza, questo si.  

Adesso siamo al punto di non ritorno. Non è più immaginabile un rinvio per certe decisioni, per dare un taglio definitivo con quanto è accaduto guardando al futuro, ad iniziare da quello prossimo. Bisogna rivedere i programmi, le strategie, azzerare un certo tipo di passato che oggi grava come un macigno che ostacola anche ogni possibile strada verso il futuro. Non è un ridimensionamento economico, probabilmente questo non è stato neppure pensato. Però, considerando quanto scritto in apertura, non è più pensabile un calcio con spese folli e l'allestimento di squadre con ingaggi da nababbi e  benefit a gogò per calciatori che, invece, dovrebbero essere trattati per quella che è la categoria in cui giocano.

Se impareremo ad accettare questo nuovo corso, il cambio di mentalità, allora saremo davvero pronti per affrontare il nostro futuro calcistico. Ripeto, non è un ridimensionamento, io molto semplicemente credo che sia il rimettere i piedi a terra, da parte di tutti. I primi a doverlo fare saranno quei calciatori e addetti ai lavori giallorossi che dovessero rientrare nei piano societari. Poi dovremo essere noi ad condividere l'operato della dirigenza con entusiasmo e fiducia. Basta con le polemiche, i veleni, i continui e strumentali riferimenti ad un certo passato. Non serve, è tutto maledettamente inutile. Questo non vuol dire assenza di programmi e di ambizioni.

Oreste Vigorito ha sempre affermato di "essersi comprato un'emozione". Non è vero, quella emozione lui l'ha comprata a noi, è stato il regalo, l'unico possibile che un uomo da solo potesse fare a migliaia di persone. Ognuno, poi, l'ha vissuta nel suo intimo, accontentandosi oppure pensando che fosse poco, qualcun'altro ha pensato che non fosse neppure gradita... Punti di vista, ci mancherebbe.

Oggi, io credo che la campagna acquisti migliore e la vittoria più bella sarebbe quella di potere ripartire ancora una volta con Oreste Vigorito al timone della società affiancato da Diego Palermo con il suo preziosissimo contributo operativo. Immaginare soltanto un futuro diverso, davvero, io non ci riesco. Non è soltanto una questione d'affezione, di consolidata fiducia e stima che mi lega (e ci lega) a questi due uomini. Ai contestatori io dico: un presidente non deve essere simpatico per forza, non deve riempire i giornali con promesse vacue e baggianate varie per vendere abbonamenti. Un presidente deve rappresentarci al meglio e garantirci tranquillità e la possibilità di potere essere ancora orgogliosamente tifosi, mettendoci in condizioni di competere ad armi pari con le altre squadre. Le vittorie potranno anche arrivare ma quelle purtroppo non si possono acquistare, bisogna conquistarle sul campo...

Speriamo di potere ripartire ancora una volta, tutti insieme, con rinnovato entusiasmo. Sarebbero i primi tre punti conquistati nel campionato 2013/2014, prima ancora di giocare.

Sezione: IL PUNTO di M.Mulè / Data: Sab 18 maggio 2013 alle 06:30
Autore: Marcello Mulè
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