BENEVENTO, PURTROPPO IL CALCIO NON È COME IL PUGILATO

30.09.2019 21:58 di Gerardo De Ioanni   Vedi letture
BENEVENTO, PURTROPPO IL CALCIO NON È COME IL PUGILATO

È stata una domenica incredibile quella vissuta ieri dal Benevento e da chi ne ha a cuore le sorti. Un pareggio, quello tra i giallorossi e l’Entella, che è sicuramente il risultato che meno bene descrive l’andamento dei novanta minuti. Stessimo parlando di boxe, gli uomini di Inzaghi avrebbero vinto non dico per k.o. tecnico ma quasi o, quantomeno, ai punti certamente. Purtroppo o per fortuna il calcio è uno sport diverso dal pugilato e come è solito ripetere uno che di pallone qualcosa ne capisce, Carlo Ancelotti, sono solo due le statistiche che davvero contano: i gol fatti e quelli subiti e al triplice fischio dell’arbitro, Benevento e Entella si sono ritrovate, incredibilmente, in perfetto equilibrio.

Volendo, però, andare un po’ più in profondità con l’analisi del match, c’è da dire che le due squadre hanno pareggiato solo ed esclusivamente nel risultato, dando vita a due prestazioni completamente agli antipodi.

Quanto a quella offerta dal Benevento che, per ragioni chiare ed evidenti, è ciò che ci interessa in questa sede, probabilmente quella disputata contro la formazione ligure è stata la miglior partita giocata finora da Maggio e compagni, come qualità di gioco, numero di occasioni da gol create e dominio dell’avversario.

Bisogna ammettere che a tratti il Benevento di Inzaghi, ieri così come ad esempio all’Arechi con la Salernitana e precedentemente con il Cittadella, esprime un gioco davvero piacevole. Purtroppo ieri i giallorossi hanno difettato in cinismo e concretezza, che aggiunti a un pizzico di sfortuna, hanno fatto sì che venisse vanificata l’eccellente prova offerta.

Per l’andamento della gara, si tratta evidentemente di due punti persi, che hanno impedito al Benevento di compiere l’aggancio all’Empoli in vetta alla classifica. Ma il bicchiere, risultato a parte e ragionando a 360 gradi senza farsi sopraffare dall’amarezza per una vittoria che sembrava ormai acquisita, oltre che meritata, va considerato mezzo pieno. Non va dimenticato, infatti, che i giallorossi sono ancora imbattuti alla sesta giornata, gli unici insieme all’Empoli; hanno la miglior difesa al pari del Crotone e il quarto miglior attacco insieme a Pordenone, Pescara e Salernitana, oltre che una media di 2 punti a partita che, in proiezione, se confermata lungo tutto l’arco del campionato, permetterebbe ai giallorossi di chiudere a quota 76 punti. Un risultato che vorrebbe dire, quasi certamente, promozione diretta.

Per tali ragioni non è il caso di lasciarsi andare in polemiche inutili, quanto premature e al momento ingiustificate e a processi sommari ma sarebbe auspicabile concentrarsi sulle prestazioni che sta offrendo questa squadra, alla quale sino a questo momento si può rimproverare poco o nulla. In quel poco, c’è sicuramente la poca capacità di finalizzazione che sta contraddistinguendo questo inizio di campionato, con le bocche da fuoco giallorosse Armenteros, Sau e, soprattutto, Coda che non sono ancora al meglio delle loro potenzialità e che è un aspetto sul quale lo stesso Inzaghi sa di dover lavorare, perché "errare humanum est, perseverare autem diabolicum" e buttare al vento altre partite come quella di ieri sarebbe peccato mortale.

Nel calcio, diversamente dalla boxe, quando l'avversario sta per morire va ucciso per portare a casa l'incontro.