VISTO DA EST - NUMERO 24: VEDI LA SPAL E POI MUORI!

 di Antonio De Ianni  articolo letto 211 volte
 VISTO DA EST - NUMERO 24: VEDI LA SPAL E POI MUORI!

E’ un classico, una delle favole che di solito la serie B sa regalare. Il copione non è un inedito assoluto, ma fa sempre un certo effetto. La storia è quella della neopromossa che arriva in punta di piedi, una sorta di Cenerentola al ballo nel castello del re o volendo il brutto anatroccolo che si guarda allo specchio e si ritrova cigno. E allora l’impossibile diventa possibile, l’inimmaginabile è lì, magari non lo prenderai ma sai che puoi provarci, che hai tutto per farlo tuo. Gli ingredienti ci sono tutti: una proprietà seria e con potenzialità economiche notevoli (e qui ci siamo), l’entusiasmo e il calore di una città che è reduce da una vittoria di campionato per certi versi inattesa (e anche qui tutto ok), un allenatore serio e preparato che ha plasmato un gruppo solido e intraprendente (perfetto!), un direttore sportivo giovane, brillante, dinamico ma che non fuma il sigaro (uhm…qualcosa comincia non tornare), un mercato di gennaio senza paura, con un nome di prestigio arrivato dalla serie A ed ufficializzato addirittura il 19 gennaio (altro che isterie last minute) che (miracolo!) invece di spaccare lo spogliatoio si è messo a spaccare le difese avversarie e ha spinto la sua squadra su vette impensabili di classifica (e qui siamo decisamente fuori strada…). Si chiama Società Polisportiva Ars et Labor di Ferrara, universalmente conosciuta come SPAL e da qualche settimana è la spina nel fianco dei tifosi giallorossi.

Intanto un paio di paletti ben precisi: il Benevento sta disputando un campionato fantastico, nessuno dimentica da dove veniamo e quanta polvere abbiamo dovuto ingurgitare nel passato, il doppio salto di categoria non potrà essere mai una pretesa tanto più alla prima partecipazione al campionato di serie B. Siamo tifosi del Benevento e in quanto tali poco avvezzi ai sogni e alle illusioni, molto più a sconfitte incredibili e a beffe allucinanti e non saranno pochi mesi di cadetteria a farci perdere il contatto con la realtà. Ma c’è un ma…un ma grande come una casa, che qualcuno vuole ostinatamente fingere di non vedere e tenta penosamente di nasconderlo agli altri. Mi ero ripromesso di non parlare più del calciomercato, è un argomento che non mi appassiona quando è aperto, figuriamoci ora che è chiuso. E poi per quel che conta (cioè poco quanto nulla…) le mie semplici e disinteressate ( e sottolineo disinteressate…) idee di tifoso sui “peccati di omissione” commessi a gennaio le ho espresse già nelle scorse settimane. Mirato, ponderato, razionale, equilibrato, calibrato, conservativo: questi sono alcuni degli aggettivi che mi è capitato di leggere o ascoltare negli ultimi tempi nei commenti alle operazioni di gennaio del Benevento. Ma il più sublime di tutti che mi è toccato ascoltare è “chirurgico”… davanti a questo, lo confesso, ho alzato bandiera bianca. E chissà, dato che la lista degli over del Benevento somiglia a un bollettino medico quello è l’aggettivo più giusto. E allora per chiudere questa storia, che sui social continua ad impazzare a tamburo battente, diciamoci una volta per tutte una sana verità: a un soffio dalla serie A diretta alla fine del girone di andata, con una squadra che aveva raggiunto una identità di gioco importante, con dei calciatori che già a gennaio era chiaro che avrebbero potuto dare poco (per limiti fisici e tecnici evidentissimi), con altri che non poteva immaginarsi fossero degli Iron Men in grado di trottare fino a maggio a quei livelli (solo un dilettante può credere a una cosa del genere…), con le altre che ovviamente non  sono restate a guardare e davanti al cambio Pajac-Matera al 74’ di Novara-Benevento, beh l’unico aggettivo che mi viene per il mercato di riparazione giallorosso è fallimentare e totalmente inadeguato. Rimane il retrogusto amaro di una grande occasione buttata alle ortiche per “non-decisioni” che nessuna voce societaria ha ritenuto di dover spiegare, ma anche la soddisfazione per una stagione che nel suo complesso resta e resterà comunque positiva. E sui misfatti di gennaio personalmente la chiudo qui.


Un misero punto in 3 partite: è l’ingiusto bottino messo insieme dal Benevento nella settimana del turno infrasettimanale. Eppure tra il suicidio perfetto con il Bari, la velenosa camomilla novarese ed il derby stregato con il cavalluccio granata, al di là dei demeriti che pure ci sono, un punto è davvero poco, troppo poco per quello che la squadra ha prodotto, in termini di gioco, di voglia, di intensità, di determinazione, pur con una spia della benzina che tende inevitabilmente al rosso, dopo 29 partite di campionato caricate sostanzialmente sulle stesse spalle. Accantonata la soave illusione della A diretta resta il traguardo dei playoff, roba comunque grossa per la matricola debuttante, ma per raggiungerlo occorrerà stringere i denti assai, la concorrenza si è messa a correre di brutto e non c’è sosta per rifiatare. All’orizzonte Entella e Perugia, due autentici esami play off ed un aprile a dir poco infuocato con 7 partite in un mese (di cui 4 in trasferta) e ben 2 turni infrasettimanali. Roba da far tremare i polsi a meno che chi ha “condotto” (per modo di dire…) il mercato giallorosso (ops…ci sto ricascando), non si riscatti alla grande inventandosi la clonazione di Ceravolo…ma siccome la vedo dura le speranze restano riposte nel lavoro, nella voglia di non mollare di Baroni e del suo gruppo e del meraviglioso pubblico beneventano assurto a un livello di maturità davvero da applausi. 

In conclusione un saluto, un pensiero e un augurio. Il saluto è a Emanuele Dotto, giornalista Rai prossimo alla pensione e del quale non sentiremo la mancanza, ammesso che qualcuno riesca ancora a sorbirsi le trasmissioni della Tv di Stato. “Pensate che l’anno prossimo potrebbe salire in serie A addirittura il Benevento”, ha proclamato il nostro nel salotto domenicale di “Quelli che il calcio”, mandando sotto shock il pubblico a casa e quello in studio. Forse il prossimo pensionato (e le pensioni Rai sono gran cosa per chi non lo sapesse…), ignora che attualmente in serie A c’è addirittura un quartiere di Verona, che una squadretta come il Leicester ha vinto addirittura il campionato inglese e che c’è gente che  spara stupidaggini cosmiche e riesce a lavorare in Rai per 40 anni, addirittura…

Il pensiero è per i calciatori in erba del settore giovanile del Latina che, da un mesetto, annoverano come loro responsabile Giuseppe Giannini, sì proprio lui, il “Principe”. Lo confesso, mi piacerebbe essere con loro mentre Giannini racconta qualche aneddoto della sua brillante carriera di calciatore e, perché no, anche di allenatore, del suo grande Gallipoli arrivato addirittura (qui ci vorrebbe Dotto…) in serie B, di quella “rocambolesca” vittoria col Real Marcianise all’ultima giornata, di come col sudore, l’impegno (e qualche telefonata giusta con annessa valigetta….) tutto è possibile….poveri ragazzi!

Infine in questa giornata particolare un augurio all’altra metà del cielo, a tutte le donne, a cominciare da mia moglie Anna: buona Festa della Donna a lei e a tutte le donne (mogli, madri, fidanzate) che dividono la loro vita, loro malgrado, con una Strega che spesso rapisce i loro uomini, li fa pranzare e cenare ad orari assurdi, condiziona programmi, uscite, weekend, vacanze, di tutto di più. Per voi una mimosa ideale, di un giallo vivo e fiammante, con un’inevitabile sfumatura rossa…altro che grigia o nera!!!

Un saluto a tutti, appuntamento a mercoledì prossimo, come sempre FORZA BENEVENTO, vendichiamo l’assurda sconfitta dell’andata con l’Entella !!