VISTO DA EST - NUMERO 26: IL DODICESIMO GIALLOROSSO VINCE SEMPRE...

 di Antonio De Ianni  articolo letto 219 volte
VISTO DA EST - NUMERO 26: IL DODICESIMO GIALLOROSSO VINCE SEMPRE...

Questa è una piccola favola che magari ci insegna qualcosa. Potrebbe iniziare in un passato piuttosto lontano, ma se dovessi darle una data precisa gliene darei una piuttosto recente:  sabato 28 novembre 2015, un anno e quattro mesi fa circa. Sembra poco ma per certi versi è un’eternità e questa data per molti non significherà nulla. Faceva freddo quel giorno di fine novembre, alle cinque e mezza della sera  sul Vigorito erano calati il buio e anche la solita umidità beneventana quando l’arbitro diede il fischio di inizio di un anonimo Benevento-Cosenza. Sapete quante anime c’erano nello stadio cittadino? 2168 più la mia, giunta appositamente da Bari con un collega ed amico calabrese. I parcheggi dello stadio tutti desolatamente mezzi vuoti, né al cancello né al tornello un minimo di fila. Salito sui gradoni del settore Distinti i soliti volti dello zoccolo duro e nulla più, una Curva Sud sparuta e larghi, larghissimi spazi vuoti. 1661 abbonati e 508 biglietti acquistati al botteghino: questi i miseri conti del cassiere, per il tristissimo, quasi lugubre minimo stagionale. Sembra impossibile, sembra un secolo fa eppure stiamo parlando della stagione che sarebbe poi terminata il 30 aprile, con le scene che sono impresse nei nostri cuori e nelle nostre menti, con uno stadio in cui non entrava nemmeno uno spillo. E soprattutto con quella B che oggi è l’orgoglio di una provincia intera.

Rimettiamo il nastro in avanti e guardiamo cosa è oggi il nostro stadio. Uno zoccolo duro di 7500 presenze tra abbonati e paganti, due sold out con Bari e Salernitana a distanza di una settimana, i parcheggi pieni, le file agli ingressi, la provincia che finalmente risponde presente, numeri importanti, che se parametrati al bacino d'utenza collocherebbero il Benevento senza se e senza ma al vertice delle presenze in campionato. Ma la svolta non è solo nei numeri, è nell'aria che si respira al Vigorito, in una Curva che pure tra mille difficoltà mette in scena coreografie mozzafiato (che ormai ovunque si fa fatica a mettere in piedi...) coniugandole con attività sociali diverse e variegate che hanno risvolti e sviluppi importanti anche nel tessuto sociale della città.  E che dire delle meravigliose macchie giallorosse che stanno accompagnando Lucioni e compagni in trasferta, non ultima quella di Perugia, sublimata da una marea di complimenti spediti via facebook dai tifosi umbri, gente abituata a recenti palcoscenici europei. Per questa ed altri ragioni non potranno mai essere quattro fischi al termine di una partita o qualche critica da bar espressa da qualche tifoso ad intaccare l'atmosfera positiva che si respira nel fortino giallorosso e nella tifoseria giallorossa. Tanto meno la stucchevole, eterna disputa tra gli habituè del Vigorito e i cosiddetti occasionali, verso i quali personalmente non ho avuto mai alcuna preclusione, pensando sempre che un tifoso occasionale oggi possa diventare un fedelissimo domani e a nulla vale ostentare le solite medaglie del tifoso doc, quello che è stato a Noicattaro, Isola Liri e Lucera e che in virtù di ciò ritiene di essere titolare di non so quale diritto particolare. Ognuno porta con orgoglio nel cuore il suo vissuto di tifoso, ma se vogliamo crescere partiamo dall'idea che al Vigorito c'è e ci deve essere posto per tutti, per chi ricorda trasferte d'altri tempi su campetti improponibili e per chi ha cominciato solo con la B in cartellone a frequentare lo stadio cittadino. A meno che qualcuno non rimpianga i 2169 paganti di un sabato di novembre di un anno e quattro mesi fa e personalmente non sono fra questi…

Il venerdì di passione in terra perugina ha allontanato ancora la luce in fondo a questo tunnel in cui il Benevento è andato ad infilarsi da quella maledetta sera col Bari. Baroni ha rispolverato il solito modulo messo inopinatamente in naftalina tra le mura amiche e la cosa ci ha regalato sprazzi del Benevento che conosciamo. Poi, specie nel secondo tempo, il serbatoio delle energie ha cominciato visibilmente a svuotarsi è tutto è rimasto nell’alveo delle buone intenzione, del vorrei (con la testa) ma non posso (con le gambe…), la squadra tende inevitabilmente ad allungarsi e prende gol che qualche tempo fa non avrebbe mai preso.  Qualche stakanovista giallorosso (diventato tale suo malgrado) avrebbe assoluto bisogno di rifiatare, operazione oltremodo complicata senza intaccare, e di molto purtroppo, il livello qualitativo dell’undici in campo. I playoff (ammesso che regolamento alla mano davvero si facciano e la tendenza sta diventando pericolosa…) in realtà sono ancora lì e la Strega giallorossa avrebbe tutto per giocarseli fino all’ultima giornata. A patto che, al netto di quanto non fatto a gennaio, quello attuale sia catalogabile come lo “storico” calo che le squadre di Baroni accusano in questa fase, salvo poi riprendersi nel finale. Con il mese di aprile che è alle porte col suo carico abnorme di partite c’è da augurarselo. A dirci sabato sera se la nottata sta passando sarà il Trapani, una sorta di mina vagante del campionato, un paio di mesi fa frettolosamente condannata ad una retrocessione già scritta ed oggi, grazie alla cura Calori, capace nel giro di una settimana di perdere malamente a Terni e di bastonare il Bari, con un 4-0 che è anche stretto per quanto visto in campo.

Già, il Bari. Pare che i galletti abbiano curato il loro evidente mal di trasferta solo nella notte magica del Vigorito, per poi tornare a vestire i panni dell’agnellino lontano dal San Nicola. L’hanno presa molto male qui a Bari la batosta siciliana, e sebbene non ritenga la società biancorossa un modello da seguire per tanti motivi, un aspetto va sottolineato. Domenica mattina, a neanche 24 ore dalla figuraccia trapanese, il diesse Sogliano era nella sala stampa del San Nicola, “sacrificando” senza batter ciglio lo struscio e l’aperitivo del dì di festa, per una conferenza stampa convocata d’urgenza: “Sono qui perché in certi momenti è fondamentale che la società ci metta la faccia, per chiedere scusa ai tifosi, per dire che l’allenatore gode della nostra massima fiducia e che la società vigila attentamente sui calciatori e su quanto ruota intorno a loro e che col Novara dovranno tirare fuori le palle…”. Ecco il modo di interpretare il ruolo dirigenziale all’interno di una società che mi piace di più, specie quando le cose vanno male. Un gesto forte e parole forti che si prestano a tante, forse troppe, riflessioni anche, perché no, in chiave giallorossa. Mi fermo qui, lasciandole a chi avrà voglia di farle per conto proprio.

Dulcis in fundo (si fa per dire…) due parole sulla “terrificante” ipotesi di Lotito alla presidenza della Lega di serie B. Ormai nel bislacco e malandato calcio italiano sinceramente c’è poco da sorprendersi. Quel che mi fa specie non è che Lotito si candidi ( e da beneventani ne abbiamo apprezzato lo “spessore” di uomo di calcio nell’anno del duello promozione con la Salernitana), ma che ci sia anche solo una remota possibilità (mi basta quella) che la maggioranza delle società posso anche votarlo, bevendosi promesse che ovviamente saranno spazzate via nel giro di qualche settimana. Pochi giorni e sapremo se il calcio italiano è davvero un malato irreversibile…

Un saluto a tutti, appuntamento a mercoledì prossimo, come sempre FORZA BENEVENTO, col Trapani è ora di tornare alla legge del fortino!!