VISTO DA EST – NUMERO 51: O' MUNN' S'ARREVOTA IN UNA SERA DI GENNAIO...

10.01.2018 07:00 di Antonio De Ianni  articolo letto 2014 volte
VISTO DA EST – NUMERO 51: O' MUNN' S'ARREVOTA IN UNA SERA DI GENNAIO...

Provateci voi, perchè io non ci riesco. Provateci voi a spiegare a chi non ha sangue beneventano nelle vene, a chi non ha i cromosomi giallorossi nel DNA, cosa sta succedendo in questa umida vallata tra i fiumi Sabato e Calore. Provate a spiegarlo ai calciofili italiani, che ci guardano con aria diffidente, un misto tra curiosità e snobismo, provatelo a spiegare ai siti di tutto il mondo che fino a un paio di settimane fa inzuppavano la mollica alla grande sparando titoloni che ci dipingevano come un fenomeno da baraccone. Sì proprio noi, quelli delle sconfitte in serie, quelli del gol del portiere, un numero da giocoliere in uno spettacolino di provincia. E poi la vittoriuzza col Chievo dopo tanto penare, la storiella strappalacrime che nella melassa natalizia ci sta alla grande e giù un'altra carrellata di titoloni, punti esclamativi, di patetica sociologia spicciola stile pane e mortadella, della serie : “Vedete, se anche il Benevento ha vinto una partita vuol dire che non bisogna arrendersi mai e che tutti ce la possono fare...”. E ora? Ora che in una sera di gennaio in cui o' munn s'arrevota succede di tutto e anche di più, come glielo spieghiamo, come se lo spiegano lorsignori?

Beh, loro non lo sanno ma questo è il terzo campionato di fila che in quello stadio accade qualcosa di magico, imponderabile, non classificabile. Ci deve essere qualcosa nelle viscere di quel terreno di gioco, una pozione magica di qualche strega beneventana, una strega a cui piace vederci a un soffio dal baratro, vederci soffrire e penare per poi trascinarci nel delirio incredulo. Se Lucioni rientra dopo 3 mesi più forte di prima, se Viola all'improvviso torna ad essere il dominatore del centrocampo degli scorsi playoff, se Venuti taglia il campo con l'ardore della sua gioventù, se D'Alessandro fila come un Freccia Rossa su un binario immaginario, se Memushaj ricorda di essere un guerriero albanese vuol dire che davvero la ruota sta girando. Ma c'è ancora di più, tanto di più. C'è un tracagnotto telesino con un bizzarro 99 sulle spalle che sotto la barbetta da neomaggiorenne non nasconde le inquietudini tipiche di quell'età ma solo (si fa per dire...) una fame mostruosa che gliela leggi in faccia, la voglia di mangiarsi l'erba, il pallone, qualunque maglietta blucerchiata gli passi davanti. E poi c'è un ragazzotto di Cava de' Tirreni che per una ventina di minuti fa quello che non ti aspetteresti mai: impossessarsi del fantasma di un certo CR7, un altro ragazzotto, portoghese in questo caso, che va in giro per il mondo da una vita a farne di tutti i colori. Riguardate la giocata del primo gol, riguardate la punizione del raddoppio, riguardate l'assist vincente per il terzo gol, poi chiudete gli occhi e al posto della maglietta giallorossa numero 11 metteteci quella “blanca” numero 7 e ditemi se il campionario non è bello e completo. Tutto meraviglioso, tutto per noi, tutto nel nostro stadio, tutto per lavare quattro mesi di sconfitte, di assurdità e di sfiga cosmica.

7 punti, cosa sono 7 punti? Visti al di fuori del Sannio nulla, briciole, una pura illusione. Ma appena si mette piede in terra sannita questi 7 punti diventano benzina sul fuoco della passione, la miccia di un petardo pronto ad esplodere, la molla caricata al massimo pronta a saltare. Io non so cosa potrà venir fuori da questo mercato di gennaio portato avanti senza un vero direttore sportivo, io non so chi siano i consulenti, i mediatori, gli uomini-mercato di cui si sta fidando il nostro Oreste in questi giorni febbrili, io non so quanto potranno darci questi ragazzi provenienti da ogni angolo d'Europa con lingue, culture e percorsi calcistici così diversi, io non so se i legamenti del brasiliano Sandro ci regaleranno la gioia di ammirare un campione vero, io non so cosa diavolo succederà al nostro immenso Capitano in quella maledetta aula della Procura Antidoping il prossimo 16 gennaio, io non so se il ritiro nel profondo Salento sarà il momento in cui scoccherà una scintilla in grado di fare la storia. Mi piacerebbe avere una sfera di cristallo per sapere tutto questo, per sapere se queste settimane di antiche fibrillazioni sono solo una crudele illusione, ma questa sfera di cristallo non ce l'ho e temo non l'abbia nessuno. La testa e il cervello mi dicono di non fare voli di fantasia, i numeri, la storia, le statistiche, i precedenti di oltre cento anni di serie A sono un esercito compatto schierato tutto contro di noi, pronto a sbarrarci la strada, a soffocare sul nascere sogni proibiti. Eppure...eppure questi stessi nemici erano lì anche l'anno scorso, agguerriti e minacciosi, erano quei nemici che ci dicevano di continuo: “Non vi illudete, nessuna debuttante in B è mai andata in serie A, pensate alla salute...”. E poi una notte di giugno questi nemici sono scappati, sommersi dal baccano e dal frastuono di una festa epica. E allora facciamo così, teniamo viva la magìa di queste settimane: il presidente Vigorito continui a parlare di “una folle montagna da scalare”, mister De Zerbi continui a martellare per avere una squadra sempre “col sangue agli occhi”, quelli in campo continuino ad avere fame, tanta fame e noi tifosi lassù amiamo questa maglia più di sempre, guardiamo queste vittorie come delle preziose pepite d'oro, usciamo dallo stadio dicendoci fra noi: “Abbiamo vinto un'altra partita in serie A, ma vi rendete conto....”, senza pensare ai risultati degli altri. Teniamo acceso l'interruttore, la tensione a mille e giochiamocela, con la consapevolezza di vivere una favola in una categoria da sogno.

Voglio trovare un senso a questa storia, anche se questa storia un senso non ce l'ha...” cantava Vasco Rossi nel 2004. L'ho sentita casualmente alla radio qualche giorno fa e mi si è illuminato lo sguardo: ho pensato a questi fantastici 4 mesi di serie A che ci aspettano, alle trasferte in stadi storici come il Dall'Ara di Bologna e il Franchi di Firenze, alle magliette giallorosse che per due volte saranno sul prato di San Siro, ai cori della nostra passione che per due volte risuoneranno all'Olimpico di Roma, alle corazzate Napoli e Juve che verranno a caccia di punti scudetto nel nostro stadio. E ho capito che questa è una storia fantastica, da vivere e respirare a pieni polmoni e che un senso ce l'ha eccome e assomiglia tanto a una lunga e intensa emozione giallorossa.

Chiudo, e non potrei fare altrimenti con mio figlio Andrea, che dopo il debutto vincente con il Chievo, ha inanellato la sua personale, seconda vittoria consecutiva e che scendendo le scale del Vigorito, in mezzo ad una euforia incontenibile, mi ha comunicato la sua ispirazione immediata : “Papà ho una idea per il titolo del prossimo articolo: gli asini continuano a volare!!”. Ecco, ho pensato di piazzarlo alla fine...dulcis in fundo, sperando che Andrea non la prenda male...

VISTO DA EST, data la sosta del campionato tornerà mercoledì 24 gennaio, come sempre FORZA BENEVENTO, a Bologna per vendicare l’assurda sconfitta dell’andata!!