Quanta amarezza. Non mi riferisco al risultato del campo, perché per quello c’è soltanto un po’ di naturale delusione, preventivabile. Lo spettacolo indegno offerto dalla tifoseria ospite, domenica pomeriggio, è stato il peggiore spot immaginabile per il calcio, per questo sport che tanto amiamo ma che in certe occasioni si tamuta davvero in uno spettacolo nauseante. Pericoloso e nauseante. I disordini creati da cotanta teppaglia, la feccia – io credo – della tifoseria (?) nocerina, non dovranno essere lasciate nel dimenticatoio, come spesso accade per episodi del genere. Quella gente non è nuova a certe manifestazioni e quanto è accaduto probabilmente era gia “scritto”. Ciò che ha fatto meravigliare di più, è stata l’assoluta impreparazione e disorganizzazione di chi avrebbe invece dovuto prevenire e contrastare l’orda d’imbecilli calata nel civilissimo Sannio. E non è la prima volta.

 

Da anni io giro l’Italia calcistica per seguire le vicende del Benevento e con me tanti altri: dovunque andiamo noi tifosi sanniti siamo trattati come delinquenti, controlli rigidi e applicazione di regole ferree per prevenire ogni nostra possibile azione facinorosa. Non so se ridere o piangere per quanto ho appena scritto. Si, perché da sempre i nostri tifosi, escludendo una sparuta e risibile frangia, tra l’altro da tempo sparita, s’è contraddistinta per civiltà e correttezza. E sfido a trovare chi non è d’accordo con quanto ho affermato. Però, in virtù di quanto prevede la legge e nel rispetto di quanto prescrivono le norme di sicurezza, noi volentieri sottostiamo ad ogni tipo di “prescrizione”, per educazione, per civiltà, con infinita pazienza.

 

“Strapazzati” fuori casa, da sconosciuti, ma anche quando nella nostra Benevento ci rechiamo allo stadio: il Vigorito è oramai più che inaccessibile per chiunque abbia la ben minima idea bellicosa. E questo ci sta bene, è sacrosanto. Controlli minuziosi, borse aperte e marsupi controllati da solerti controllori dotati di casacchina fosforescente. Tutto questo, nonostante l’esibizione di un tesserino d’iscrizione all’albo professionale e con l’accredito “stampa”, ovviamente mi riferisco a quanto riguarda noi “addetti ai lavori”. Accade questo anche per chi lì si reca per pura passione, per divertimento, persone visibilmente “normali”, compresi anziani, bambini, donne, insomma, le classiche famigliole che vanno a vedersi la partita. Può andarmi bene, non c’è problema, sono le regole, inutile stupirsi o mostrarsi seccati. Però...

Però, già quando arrivarono i tifosi dell’Avellino, nel derby d’andata, ci furono i primi “scricchiolii” di un servizio d’ordine poco attento (eufemismo): basta pensare che i presenti nel settore ospiti erano visibilmente almeno il doppio rispetto al numero di tagliandi staccati nella regolare prevendita. Gli altri evidentemente furono clonati, seduta stante, da organismi extraterresti modificati geneticamente: oppure per  partenogenesi, anzi “parteniogenesi”...  Poi bombe carta, fumogeni etc. Aggiungo altro?

 

Domenica, la vergognosa “replica”: anche i nocerini, per magia, si sono riprodotti all’interno dello stadio, i presenti in curva molti di più di quanti attesi con regolare biglietto, ma in compenso, grati di cotanta ospitalità, hanno portato in dono bombe carta, aste di bandiera, mazze, tamburi, razzi, qualsiasi cosa che normalmente sarebbe proibita. Proibita per noi eh, mica per gli altri. Conseguenza? La devastazione, il pericolo di un’invasione di campo con un’inevitabile reazione a catena che avrebbero avuto effetti devastanti. Le bombe carta esplose sugli agenti della celere, vetri sfondati uno stadio che solo apparentemente era presidiato sin dalla mattinata in totale balìa di un manipolo di barbari che hanno fatto tutto ciò che volevano, con una reazione tardiva ed inefficace delle forze dell’ordine. Azione continuata anche nel post-gara quando, sempre con una gestione degli eventi approssimativa e totalmente anacronostica rispetto a quanto già accaduto solo pochi minuti prima, gli stessi barbari continuavano all’esterno dello stadio, liberamente, la loro personalissima guerriglia urbana.

Meno male che il livello di civiltà della nostra tifoseria è molto elevato e, escludendo qualche legittima “reazione” di ragazzini, null’altro è accaduto.

Non è succeso nulla solo perché siamo una città civile e la nostra tifoseria è tranquilla e pacifica. Solo per questo.

 

Chi è responsabile di tutto ciò? Chi ha permesso quell’atteggiamento pericolosamente tollerante a discapito invece della tifoseria di casa? Saranno presi provvedimenti disciplinari e, soprattutto, saranno puniti i tifosi che –speriamo– possono essere immediatamente individuati dalle immagini delle telecamere di sorveglianza e dalle foto? Chi pagherà i danni?

Volete la mia risposta? NESSUNO, statene certi.

Sezione: IL PUNTO di M.Mulè / Data: Lun 29 aprile 2013 alle 14:15
Autore: Marcello Mulè
vedi letture