L'EDITORIALE DI TB:Tra idee di ripartenza, incontri e supposizioni

14.04.2020 20:39 di Cosimo Calicchio   Vedi letture
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
L'EDITORIALE DI TB:Tra idee di ripartenza, incontri e supposizioni

Circa un mese fa, quasi all'inizio di questa emergenza sanitaria, presi parte ad una delle tante discussioni social in merito a quando poteva eventualmente riprendere o non riprendere il campionato. Quasi come una provocazione, e senza sapere minimamente a cosa saremmo andati effettivamente in contro, tra loockdown, decreti, chiusure e quant'altro, diedi la mia personalissima opinione. Una opinione che rileggendola adesso, non sembra più tanto una provocazione, ma anzi, visto giorno dopo giorno come si sta evolvendo l'emergenza potrebbe anche tramutarsi in qualcosa da prendere seriamente in considerazione. Visto che l'ultima volta si è giocato l'8 marzo, e dopo la sosta del mese di gennaio si è giocato solo per 4/5 settimane appunto da fine gennaio ad inizio marzo 2020 e poi ci si è fermati a 10 dalla fine con play off e play out ancora da disputare: a questo punto avevo ipotizzato che l'idea migliore sarebbe stata quella di riprendere direttamente a gennaio/febbraio 2021 e ripartire da dove ci si era fermati, magari anche con il pubblico sugli spalti. Un'assurdità? Io credo proprio di no. E se vi fermate a riflettere anche voi, vi accorgerete che forse sarebbe la soluzione più sensata. Attenzione ho detto che sarebbe quella più sensata, ma spesso il carrozzone del calcio ci ha abituato a tante decisioni che tutto erano fuorchè razionali. Ma alla fine credo che in qualche modo, questa estate si ripartirà. Ma proprio per questo mi faccio alcune domande.

Se per caso dovesse esserci un caso di positività non solo tra i giocatori, ma anche di un dirigente o di un elemento dello staff cosa succederebbe? Ci si fermerebbe nuovamente a data da destinarsi? Insomma io credo che razionalmente le condizioni per far ripartire il carrozzone obiettivamente non ci sarebbero, ma il calcio è un mondo a se e quindi prepariamoci a riaccendere i motori seppur in emergenza. Ma ovviamente a porte chiuse. Ecco tenendo però presente che anche le gara a porte chiuse muovono mediamente almeno tra le 150/200 persone tra atleti, staff, dirigenti, addetti, giornalisti, arbitri ecc.

Qualcuno va ripetendo che non ripartire creerebbe danno enormi. Beh, lo credo anche io, ma penso che sarebbero sicuramente minori di quelli che potrebbero essere causati da una falsa ripartenza magari con un nuovo conseguente stop. Penso che bisognerebbe convincersi che quest'anno è andato e dovremmo cominciare a pensare a come se non fosse mai esistito sportivamente parlando. In conclusione rimaniamo in attesa con la curiosità di sapere chi si prenderà la responsabilità di dare il via libera per ricominciare. Da quel poco di esperienza che ho in merito, è comunque risaputo che la maggior parte degli sportivi, ed in particolare i calciatori sono abbastanza ipocondriaci e molti di loro, almeno il 90% solitamente si fermano anche quando hanno solo dei piccoli fastidi. Voi pensate che molti di loro se la sentirebbero di scendere in campo tranquillamente e senza nessuna paura di contrarre un virus del genere? Insomma tra marce avanti e indietro anche del comitato scientifico la situazione non è molto chiara.

Nei prossimi giorni una commissione scientifica voluta dalla Federcalcio si riunirà con i vertici del pallone per stilare un protocollo di sicurezza per garantire la sicurezza in vista di una eventuale ripartenza. Ovvio che per tornare alla normalità, quella per intenderci che vivevamo prima del Covid 19 credo che debbano concretizzarsi almeno un paio di queste condizioni: 1) arrivare all'immunità di gregge e cioè avere più contagiati possibili immunizzati dopo una guarigione anche se successiva ad una malattia asintomatica 2) la scoperta di un farmaco che permetta di non far degenerare la malattia in polmonite interstiziale potenzialmente pericolosissima 3) la scoperta di un vaccino.

Fino a quel punto sarà difficile purtroppo pensare a vivere come facevamo prima del Covid 19, e questa non è una mia opinione purtroppo, ma un dato di fatto inconfutabile.