VISTO DA EST - NUMERO 25: NON BUTTIAMO IN SOFFITTA LA NOSTRA COPERTA DI LINUS!

 di Antonio De Ianni  articolo letto 178 volte
VISTO DA EST - NUMERO 25: NON BUTTIAMO IN SOFFITTA LA NOSTRA COPERTA DI LINUS!

Una mezza influenza malandrina unita al vento di maestrale che spazza senza pietà il sud Italia mi costringe a sperare nella riscossa giallorossa sul divano di casa, invece che dare atto alla programmata puntatina a Benevento. I risultati negativi non mi hanno mai scoraggiato, anzi per assurdo quando le cose non girano ci provo quasi più gusto a sostenere quei colori, ma stavolta il malanno di stagione è più forte. Ci vuole poco per capire che la luna storta gira ancora sul “Vigorito”, qualche palla gol sciupata e poi un ruminare calcio faticoso, una voglia di spaccare il mondo che la leggi negli occhi di Lucioni e compagni ma nell'aria lo avverti che c'è qualcosa che non torna, come se un incantesimo si fosse liquefatto. L'Entella, tolta dalle sue dimensioni lillipuziane, perde gli occhi della tigre e si mette a difesa del bunker badando molto al sodo e poco all'estetica. Penso che da un momento all'altro, magari anche all'ultimo secondo, una crepa la troveremo, ma poi tac....la frustata alla schiena di Ceravolo è come premere l'interruttore, spegnere la luce e rimanere al buio. Il pomeriggio finisce praticamente lì. Anzi no, mentre penso chi posso salvare dei giallorossi in campo, il “marines” Cragno, che a differenza di Sansone anche se si è rasato a zero non ha perso vigore, sfodera con olimpica nonchalance un tris di parate stile saracinesca, che l'anno prossimo, quando lui sarà chissà dove (...magari dove risuona pure la musichetta della Champions), ricorderemo sicuramente con una nostalgia altro che canaglia, di più. Una volta però le sue prodezze blindavano i 3 punti, ora servono ad evitare l'ennesima sconfitta paradossale. Al fischio finale c'è qualcosa che non mi convince...ma non riesco ad afferrare cosa.

Mentre il Vigorito si svuota mi giro verso mio figlio Andrea, 8 anni e  già un mago del computer (purtroppo, aggiungerei io....), che mentre io invocavo una "mandrakata" di Ciciretti smanettava su un videogioco ad alta intensità emotiva, una appassionante corsa di auto: “Andrea basta col computer, la partita è finita e stai lì davanti da quasi un'ora....”. Lui manco alza lo sguardo; “Papà no dai, proprio ora che ho trovato un videogioco fantastico me lo vuoi togliere, dai solo un altro po'...”.  Risposta scontata, sentita già mille volte. Eppure rimango fermo, davanti a lui ed è così che realizzo tutto. La verità è che un videogioco troppo forte lo avevo trovato anch'io, lo avevo trovato verso settembre e fino a poche settimane fa andava una meraviglia. Altro che SuperMario, i personaggi si chiamavano Pippo&Amato ed erano imprendibili, si muovevano vicini sul campo, manco se fossero guidati da un joystick (noi della vecchia generazione le cloche non sappiamo manco cosa sono...), avevano bisogno l'uno dell'altro per disorientare i nemici ed entrare di soppiatto nelle stanze del tesoro e portarselo via. Avevano un successone, tutta Italia parlava di loro e della loro squadra di assaltatori, vincevano quasi sempre anche al quadro 10, il livello più difficile. All'improvviso, come Andrea, il videogioco mi è stato tolto, senza sapere perchè ed il divertimento francamente non è più lo stesso.

Ecco, fuor di metafora, è un po' come se a noi tifosi ( e forse chissà, anche a qualche protagonista in campo) fosse stata tolta la famosa “coperta di Linus”, quel 4-2-3-1 che è un po' come la maglietta della salute che le nostre mamme ci raccomandavano di mettere quando fuori l'aria non prometteva nulla di buono. Ho gli occhi troppo impastati di tifo e passione per lanciarmi in acute analisi tecniche (che tra l'altro non mi competono) e soprattutto sono ancora pienamente convinto che Baroni sia stato e sia l'allenatore giusto per accompagnare il Benevento nel suo primo campionato di B della storia, d'altronde la classifica parla chiaro e certifica la bontà della scelta fatta a suo tempo. Anzi, dirò di più, spero già ora ed indipendentemente da quello che succederà da qui a maggio che la sua conferma qui a Benevento sia santificata, oltre che da un altro anno di contratto messo nero su bianco a giugno passato, anche da un progetto che, sono sicuro, è alla base di quelle firme messe la scorsa estate e che deve proseguire con il consolidamento della categoria, della struttura societaria e dell'ambiente in generale. Detto questo però il cambio di modulo nel doppio turno casalingo mi ha lasciato un po' così: sono ancora un romantico che pensa che a casa nostra il messaggio deve essere chiaro ed inequivocabile, del tipo: qui non si passa. Ho invece avuta la netta impressione che questo nuovo assetto abbia dato psicologicamente più coraggio a Salernitana ed Entella che certezze ai nostri, considerazione che ha poco di tecnico-tattico e molto di pura sensazione a naso. D'altronde se in Italia ci sono 60 milioni di commissari tecnici, molto più modestamente nel Sannio ci sono circa 270mila allenatori del Benevento, Baroni è nel calcio da una vita e queste dinamiche le conosce meglio di tutti noi, per cui non se ne farà un cruccio più di tanto. La classifica regge ancora, i playoff sono alla portata, il lavoro di Baroni consiste anche nella ricerca di nuove soluzioni ma la nostra coperta di Linus, quella dei due piccoletti terribili più Moko e la Belva è sempre lì, un po' come l'usato sicuro, come quei videogiochi di un tempo che fu ma che hanno sempre il loro fascino e prima di buttarli in soffitta ci penserei mille volte....anzi forse anche una in più. Tutto qua.

Confesso che fino alla promozione del Benevento in B appartenevo, con scarso entusiasmo per la verità, all'altra parrocchia della pay tv italiana, quella alternativa a Sky per intenderci. Poi in un batti baleno ho traslocato sul satellite, vuoi mettere la prima storica ed imperdibile stagione della Strega in B e ovviamente non ci ho pensato un attimo. Qualche mese e ho apprezzato la qualità delle trasmissioni calcistiche, il grande spazio dato alla B ma anche una censura illogica ad azioni da moviola e qualche eccesso di “benevolenza” diciamo così, per certi versi inspiegabile. Prendete ad esempio Christian Bucchi, giovane allenatore del Perugia che proprio venerdì sera se la vedrà col Benevento. Per unanime, martellante, plebiscitario giudizio della redazione di Sky siamo di fronte ad un incrocio tra un Van Gaal in salsa umbra e lo Special One della Valnerina... “Che gioco fa il Perugia!”... “Di Bucchi si sentirà parlare tanto...” ...”Per lui è già pronta una panchina di serie A”... “Bucchi ha cambiato modulo ancora una volta”.... “Il pubblico e i suoi calciatori lo adorano, si butterebbero nel fuoco per lui”...una quantità industriale di mielosità che se non fossimo nel piccolo mondo del calcio italiano, dove una parola buona ad uso e consumo mediatico a beneficio di qualche amico degli amici non si nega di certo, potrei finire anche col crederci. Poi mi basta un giro distratto su wikipedia per ricostruirne la carriera e mezzora di soporifero derby con la Ternana per capire che siamo di fronte ad un altro fenomeno massmediatico, una sorta di De Zerbi al quadrato per intenderci. Anche perchè sinceramente su chi abbia fatto, ovviamente non sempre, il miglior calcio della B fino ad ora una mezza idea ce l'ho e non sta certo a Perugia....e probabilmente, al netto di “forzate sponsorizzazioni” al limite del patetico, ce l'hanno pure a Sky visto che ormai la vecchia Strega giallorossa è una habituè nei cartelloni degli anticipi e posticipi di prima serata...

Per concludere, restando sempre in tema di allenatori, un grosso in bocca al lupo al TIR, al secolo Simone Tiribocchi, fugace ma intensa esperienza in giallorosso agli inizi del secolo e rimasto da allora nei cuori di tutti noi che lo abbiamo sempre affettuosamente seguito nella sua brillante carriera. Sabato scorso ha debuttato sulla panchina dell'Olbia, nel girone settentrionale di Lega Pro. Subito un battesimo di fuoco sul campo della capolista Alessandria ed una sconfitta onorevolissima. Ci vorrà tutta la grinta del TIR per salvare i sardi, quella che sul campo gli consentiva di scardinare le difese più toste. Ti seguiremo Simone, ripensando a quel ragazzino appena ventenne che in una primavera di qualche anno fa all'improvviso si mise a segnare a raffica e dal giallorosso spiccò il volo verso il grande calcio.

Un saluto a tutti, appuntamento a mercoledì prossimo, come sempre FORZA BENEVENTO, al Curi con animo sereno e mente sgombra!!