~~“Apprestamento difensivo di limitate dimensioni, dotato di armi automatiche e di artiglierie di piccolo calibro”: questa è la definizione che il dizionario della lingua italiana dà della parola fortino. Ora, lungi da me qualsiasi prurito guerrafondaio, è chiaro che il fortino in questione ha un nome ben preciso. Si chiama “Ciro Vigorito”, si erge da una trentina d’anni accanto al placido scorrere del fiume Sabato, sfregiato da qualche cumulo di immondizia di troppo che neanche la magìa della serie B è riuscito a spazzare via. Spesso il sabato è chiamato ad un super lavoro, dapprima scruta perplesso gli ambulanti del mercato settimanale cittadino, poi, nel giro di qualche ora, si cimenta in una trasformazione stile supereroe, tramutandosi nella cassaforte dorata dove il Benevento di mister Baroni rinchiude i punti pesanti della sua classifica, quelli che stanno pesando tantissimo e che ci stanno regalando una classifica, per chi non ne avesse piena contezza, rosea oltre ogni ottimistica previsione. In una parola, ormai gettonatissima sui media beneventani, il nostro “fortino” giallorosso. Anzi, giallorosso più che mai, dato che il nostro mitico condottiero Oreste ultimamente ha voluto che neanche un centimetro dell’arena dello stregone non fosse di un giallo e rosso fiammante, quasi a voler dire, come un novello Dante:“Lasciate ogni speranza voi ch’entrate”….sottinteso di portare via i 3 punti. Evento, che in campionato, non si verifica dal novembre 2014, allorquando il Lecce portò via l’intera posta al termine di una partita stregata.
Il Benevento ha la sua coperta di Linus, quella con cui riscaldarsi quando impazza la bufera. Sabato, a dispetto dal caldo innaturale per un 29 ottobre, la bufera era in pieno corso. Non nel cielo di Benevento, ma nella testa e nei muscoli dei giallorossi, fiaccati da un punto conquistato in 4 partite, dalla paura di guardarsi allo specchio e non riconoscersi più. Il fortino era sempre lì, pronto a sostenere i suoi gladiatori, arrabbiato, cattivo, determinato, alla faccia degli 800 paganti evaporati in una settimana dal Perugia allo Spezia, scoraggiati troppo facilmente dalla grigissima parentesi trapanese. 90 minuti che sono stati una guerra di nervi e di muscoli, farciti da un contropiede coast to coast assurdo, da un arbitro irritante, da perdite di tempo imbarazzanti che nemmeno in Lega Pro, da un destro/sinistro che manco un Nino Benvenuti d’annata in bianco nero, da un macinare calcio faticoso sotto un sole che toglieva il fiato. Ma il fortino è tale perché inespugnabile: è bastato che il biondino col 10 per un attimo posasse ai bordi del campo il piombo nascosto nei pantaloncini, sciogliesse le gambe nel solito mulinare e in un attimo, quello in cui la scintilla si accende, il muro è venuto giù di schianto. Mentre il fortino soffiava tutto insieme alle spalle di Chisbah che di testa, di spalla, di non so cos’altro girava la chiave del destino e regalava una boccata di ossigeno puro a tutto il mondo giallorosso, con buona pace dello spauracchio Granoche, dal girovita imbarazzante, mandato in campo per irretire il fortino, pia illusione….
E’ il pane duro della B, quel campionato in cui se giochi per pareggiare al 99% torni a casa a mani vuote, dove se provi a vincere e a fare la partita sei sicuro solo di portare un punto a casa, dove se perdi tre partite su quattro, ma hai la forza di restare con la testa fredda e il cuore caldo basta vincerne una e la classifica torna a sorriderti come se nulla fosse stato, dove ti sobbarchi una trasferta infrasettimanale stile “viaggio della speranza”, con rientro all’ora di pranzo del mercoledì con la partita del sabato successivo che incombe, mentre il tuo avversario ha giocato in casa anticipando al lunedì e all’ora di pranzo del mercoledì ha già fatto due allenamenti e studiato i tuoi pregi e difetti, con buona pace della B molto marketing e poca sostanza, che si compiace della curve della Diletta nazionale “colpevoli” di fargli perdere di vista l’essenza di uno spettacolo fatto solo ed esclusivamente da chi va in campo, le cui esigenze vengono (o dovrebbero venire…) prima di un palinsesto da riempire.
Intanto la Strega ha ripreso la sua marcia, nella speranza di ritrovare al più presto la brillantezza fisica e la lucidità psicologica delle prime settimane, i consolidati equilibri difensivi, la duttilità del centrocampo, la fondamentale ispirazione delle variabili impazzite Ciciretti e Falco e magari qualche nuova soluzione offensiva che passi anche attraverso l’innesto dei vari elementi della rosa finora poco utilizzati per varie ragioni. Marcia che proseguirà a Terni (destino vuole a un tiro di schioppo da quel Centro Italia martoriato dal terremoto…) nel primo Monday Night stagionale (in B si chiama così, in Lega Pro era semplicemente il posticipo del lunedì) a cui sono chiamati Lucioni e compagni. Dall’altra parte la Ternana di capitan Meccariello, centrale difensivo di origini sannite (curioso che il capitano giallorosso Lucioni sia invece ternano doc), del bomber uruguagio Avenatti, arma letale dei rossoverdi e di mister Benny Carbone. Ma soprattutto di patron Longarini che da anni gestisce il calcio da quelle parti divertendosi come un matto a sconvolgere le regole non scritte su cui viaggia da tempo il mondo del pallone: ad agosto ha mandato via Panucci prima ancora che il campionato cominciasse, una decina di giorni orsono ha fatto firmare il prolungamento di contratto a Carbone con la Ternana adagiata sull’ultimo gradino della classifica. Che dire, se la squadra in campo rispecchia l’estemporaneità del suo condottiero, ci sarà da divertirsi ma anche da tenere gli occhi aperti.
Intanto, nel primo pomeriggio di domenica, la Primavera di Ignoffo è attesa dalla partita dell’anno: ospiterà la Juventus e lo farà all’Ocone di Ponte, giusto omaggio alla famiglia Rillo, da sempre e come sempre vicina ai colori giallorossi, quest’anno con tanto di scritta sulle maglie giallorosse. Confrontarsi con una corazzata del calcio europeo (quanto mi costa ammetterlo….) è già di per sé un motivo di vanto e l’obiettivo resta lo stesso, uscire dal campo a testa alta come fatto finora al di là del risultato, tenendo presente che poche settimane fa i bianconeri sono passati ad Avellino segnando 8 gol, per dire che una prova coraggiosa sarebbe già da applausi.
Per chiudere due pillole d’amore…giallorosso. Una dedicata alla novantina di “innamorati pazzi” del settore ospiti di Trapani, per i quali consumare parole è superfluo se non una soltanto: applausi. L’altra dedicata (scusate l’incursione nel privato…) a mio zio e alla sua famiglia, beneventano doc da una vita residente ad Udine, che in occasione della inedita trasferta del Benevento Primavera sù in Friuli, direttamente da Codroipo, mi ha inviato questo messaggio che non ho il coraggio di cancellare dal mio telefonino: “Orgoglioso di aver visto giocare il mio Benevento con l’Udinese”…e noi orgogliosi di essere sanniti, ovunque…
Un saluto a tutti da Antonio De Ianni, alla prossima settimana e come sempre FORZA BENEVENTO!!!
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