Sulla strada del ritorno da Ascoli, durante quelle quasi quattro ore trascorse alla guida, ho avuto parecchio tempo per pensare. Alla partita, naturalmente. A quello che abbiamo visto in campo. Ma soprattutto a quello che potrebbe significare questa stagione per il Benevento. E più ci pensavo, più una parola continuava a tornarmi in testa: speriamo. A una mia precisa domanda in conferenza stampa il tecnico ha risposto con un concetto che condivido: questo Benevento deve imparare a diventare un po’ più “ignorante”. Calcisticamente parlando, naturalmente.

Perché in Serie B non sempre puoi pensare di uscire pulito, giocare bene, costruire dal basso e trovare la soluzione attraverso il palleggio. Ci sono momenti nei quali devi capire la partita, sporcarla, buttare un pallone dentro, conquistare una seconda palla, provocare un episodio.

Ad Ascoli abbiamo avuto otto minuti di recupero. Otto. Eppure non siamo riusciti praticamente mai a creare quell’episodio che avrebbe potuto girare dalla nostra parte. Abbiamo battuto persino un calcio d’angolo senza riuscire a mettere il pallone in area. Anche negli ultimi minuti continuavamo a cercare la ripartenza dal portiere. In Serie B così ti mangiano.

Ho la sensazione che qualcuno sia rimasto ancora con la testa alla Serie C. Ma questa è un’altra categoria. Qui, se giochi sulle punte, se aspetti mezzo secondo in più, se non capisci quando è arrivato il momento di abbandonare il fioretto e prendere la sciabola, gli avversari ti passano sopra.

E proprio da questa considerazione, durante il viaggio verso Benevento, ne è nata un’altra. Probabilmente ancora più importante. Spero di cuore che le valutazioni fatte sulla squadra, sui nuovi acquisti e sul tecnico siano state quelle giuste. Perché, ragionandoci a mente fredda, nella costruzione di questo Benevento ci siamo assunti diversi rischi. Mi è tornata in mente la nostra prima Serie B. Allora mantenemmo sostanzialmente l’ossatura della squadra che aveva conquistato la promozione, ma a quella base aggiungemmo dieci-undici calciatori fortissimi per la categoria. E cambiò anche la guida tecnica: il dissidio con Auteri portò all’arrivo di Baroni. Sappiamo tutti come finì quella storia. Questa volta la strada scelta è stata differente.

Avevamo diversi calciatori validi e ne abbiamo aggiunti altri sicuramente interessanti. Ma, tolte alcune certezze come Maita, Scognamillo e Okereke, attorno a questa squadra ruotano tanti, forse troppi, “speriamo”.

Speriamo che Sernicola e Beruatto riescano a rilanciarsi.

Speriamo che giovani come Prisco e Romano esplodano definitivamente.

Speriamo che Salvemini, alla sua prima vera stagione in Serie B, riesca ad andare in doppia cifra.

Speriamo che Mignani possa rappresentare una valida alternativa.

Speriamo che Mannini e Cherubini sboccino e dimostrino tutto il loro talento.

Speriamo che Lamesta riesca a confermare anche in B quanto di buono fatto vedere in Serie C.

Speriamo che Vannucchi dimostri di poter essere un portiere importante anche in questa categoria.

E, naturalmente, speriamo che le idee, il calcio e la gestione di Floro Flores funzionino anche al piano superiore.

Sono tanti “speriamo”.

Forse troppi.

Perché, tirando le somme, la grande scommessa del Benevento è proprio questa: speriamo di salvarci facendo contemporaneamente crescere e valorizzare un gruppo di calciatori che domani potrebbe rappresentare un patrimonio enorme per la società. Se funziona, hai fatto bingo.

Ti ritrovi salvo, con una squadra giovane, cresciuta insieme, e con un patrimonio tecnico ed economico che potrebbe essersi praticamente moltiplicato.

Ma se la scommessa non riesce? Se ti va male, rischi di ritrovarti nuovamente al punto di partenza. E io alla parola “retrocessione” non voglio neppure pensare. Perché significherebbe molto più della semplice perdita di una categoria. Significherebbe mettere da parte sogni, ambizioni e prospettive che questa società e questa tifoseria hanno faticosamente ricominciato a costruire. Per questo considero questa stagione uno snodo fondamentale della nostra storia calcistica recente. Ed è anche per questo che non credo abbia alcun senso cominciare già a parlare dell’allenatore.

Il problema, secondo me, oggi non è Floro Flores.

La società ha scelto una strada. Ha affidato questa squadra a un allenatore giovane, nel quale evidentemente crede e nel quale credono anche i suoi calciatori. Adesso quella strada va percorsa. Almeno per tutto il girone d’andata bisogna avere la forza e la lucidità di capire dove possa condurre.

Perché oggi potrebbe arrivare anche Mourinho, ma i calciatori resterebbero questi. E soprattutto questo gruppo ha piena fiducia nel proprio allenatore.

Chi immagina che, qualora i risultati non dovessero arrivare immediatamente, possa saltare la panchina, secondo me è fuori strada. Abbiamo visto Baroni resistere in Serie A a una serie interminabile di sconfitte consecutive. Figuriamoci se può essere messo in discussione oggi un progetto tecnico appena cominciato. L’impatto con la Serie B, però, è stato duro. E questo va detto senza nascondersi.

Ora bisogna imparare velocemente. Capire la categoria. Diventare più cattivi, più pratici, più “ignoranti” quando la partita lo richiede. Perché la B non aspetta nessuno. Ho inoltre la sensazione che questo possa essere un campionato molto diverso da quelli visti negli ultimi anni. Vedo un divario importante tra sei-sette squadre e il resto della categoria. Ed è proprio lì, dentro quel grande gruppo, che ogni punto, ogni episodio e ogni scontro diretto potrebbero pesare tremendamente. Per questo servirà soprattutto una cosa: rimanere freddi e compatti.

Anche quando sembrerà che ci stia cascando il mondo addosso. Niente processi dopo una sconfitta. Niente rivoluzioni emotive. Ma neppure alibi o tentativi di nascondere quello che non funziona. Bisogna lavorare. La sosta dovrà servire a riordinare le idee, correggere gli errori e soprattutto capire in fretta cosa significa giocare in Serie B. L’obiettivo immediato deve essere arrivarci con almeno tre-quattro punti in classifica e poi fermarsi, respirare e fare una prima valutazione seria. Questo è il pensiero che mi ha accompagnato per quasi quattro ore sulla strada del ritorno da Ascoli. Non è pessimismo.

E non è nemmeno una sentenza dopo poche giornate. È semplicemente la consapevolezza che il Benevento quest’anno ha scelto di scommettere.

Sui giovani. Su alcuni calciatori da rilanciare. Su chi deve dimostrare di poter stare in questa categoria. Su un allenatore che deve dimostrare di poterci stare altrettanto bene. Una scommessa affascinante, che se vinta potrebbe spalancare davanti al Benevento prospettive importanti. Ma resta una scommessa. E allora sì, continuiamo a crederci. Continuiamo a sostenere questa squadra e lasciamole il tempo necessario per crescere.

Però quei tanti “speriamo”, messi tutti insieme, qualche pensiero inevitabilmente lo fanno venire. Perché alla fine possiamo girarci intorno quanto vogliamo, ma la domanda che conta davvero è una sola: quanti “speriamo” può permettersi una squadra che deve salvarsi in Serie B?

Forza Benevento

Sezione: In primo piano / Data: Gio 10 settembre 2026 alle 10:46
Autore: Cosimo Calicchio
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