E’ finito nel peggiore dei modi il campionato dei giallorossi ed è svanito nel nulla il sogno playoff. Nella giornata cruciale (almeno nelle nostre intenzioni...) la squadra s’è spenta, è andata con le gambe molli sul campo, la testa vuota e con un approccio blando alla partita, davvero ingiustificabile ed irritante. Vanificare così il lunghissimo inseguimento al gruppo di testa, iniziato dopo la rivoluzione tecnica di fine novembre, lascia davvero l’amaro in bocca e cresce in me il senso di delusione, soprattutto guardando chi quei playoff li andrà a fare. Forse la rabbia sta tutta lì, nasce dalla consapevolezza che, delle quattro squadre che si giocheranno la “lotteria” del post campionato, non mi è sembrato di vedere una squadra davvero superiore alla nostra. I numeri della classifica, però, mi smentiscono impietosamente.

 

Io ci ho creduto fino all’ultimo, ho voluto illudermi consapevolmente, e con me tantissimi tifosi, perché entrare anche per il rotto della cuffia nei playoff avrebbe potuto –chissà– generare sviluppi imprevedibili, una scarica d’entusiasmo ed energia avrebbe certamente ravvivato la squadra e tutto l’ambiente. I “play” sicuramente ce li saremmo giocati da autentici outsider con un impatto psicologico di tutto vantaggio (garantito!) sulle altre contendenti. Peccato, ma forse devo accettare che la squadra non ha meritato più di tanto e il sesto posto era il miglior obiettivo raggiungibile. Del gruppetto di candidate alla seconda posizione valida per la B, solo con il Taranto noi avevamo una score positivo, poi le altre tre damigelle d’onore le abbiamo “sofferte” sia in casa che fuori. Un segnale chiaro ed inequivocabile, forse la nostra cieca passione non ha reso così evidente il segnale...

 

M’arrabbio per l'ennesima occasione svanita, però a mente fredda (oramai....) se io dovessi, oggi, dare un giudizio complessivo sul campionato dei giallorossi, sarebbero ben poche le accuse da imputare alla squadra. I ragazzi, per quanto potevano, hanno dato il massimo. Di più, onestamente, non credo si potesse chiedere. Limiti? Mediocrità? Beh, ma questo purtroppo non sta a me dirlo. Non sono un tecnico, di calcio ne capisco poco, anzi, oggi sono ancora più convinto di capirne ancora meno... La squadra, nei singoli e poi nel gruppo, ha raggiunto nel girone di ritorno uno standard complessivo molto elevato, basta vedere i punti fatti. Innegabile che Imbriani e Martinez, da ognuno dei calciatori, hanno tirato fuori il meglio possibile, riferito alle qualità intrinseche del singolo. Dirò di più: fortunatamente, proprio in virtù della ritrovata verve d’alcuni calciatori, s’è potuto ovviare a qualche lacuna dell’organico che non è ben assortito.

 

I due tecnici hanno svolto un lavoro enorme, avendo raccolto una squadra in pericolosa caduta libera per poi rilanciarla in posizioni di classifica più consone alle potenzialità reali del gruppo. Loro due hanno certamente commesso qualche errore, indotto dall’inesperienza e forse dal loro “credo” calcistico innovativo ed un tantino spregiudicato. Per vincere, però, bisogna osare (e crederci) e quindi io approvo totalmente il loro lavoro, pur non condividendo alcune delle ultime scelte. Un lavoro che solo apparentemente non ha prodotto risultati concreti. Io sono certo che, invece, si siano gettate le basi per un ciclo vincente e certamente ricco di soddisfazioni. Le prospettive di crescita e miglioramento sono enormi, a patto che il progetto sia chiaro e condiviso da tutti gli appartenenti all’organico. Ovviamente mi riferisco a coloro che resteranno in giallorosso.

 

Dopo la risurrezione societaria del 2006, questo è il primo anno che il Benevento Calcio non lotterà per qualcosa. Non è un dramma, assolutamente. Credo che l’unico a potersi davvero rammaricare sia chi ha speso ancora tanto per non raccogliere nulla. La delusione nostra deve essere smaltita in fretta. Poteva certamente andare meglio: sia chiaro, io in primis sono dispiaciuto e ci mancherebbe! A chi, però, addita Oreste Vigorito d’aver fallito (come risultato sportivo), io l’invito ad andarsi a sentire tutte le dichiarazioni che egli ha rilasciato, già dal precampionato. Soprattutto, io invito tutti a ricordare i brividi di paura nel partire con un meno sei che avrebbe levato il fiato a chiunque. Certo, in parte dopo ci sono stati restituiti quei punti, perchè intanto il dispendio psicofisico del dovere rincorrere tutti, fin dalla prima giornata, è stato enorme e credo in parte decisivo sulle sorti del nostro campionato. S’erano creati i presupposti per entrare ancora nel toto-promozione, ma la società aveva continuato a predicare massima cautela ed a frenare i nostri entusiasmi. Il rischio, tramutatosi purtroppo in realtà, che dopo la delusione e lo scoramento avrebbero avvelenato l’ambiente era altissimo ed il presidente con tutto lo staff tecnico, n’erano pienamente consapevoli. Non per niente la società ha iniziato i lavori di profonda “ristrutturazione” già da qualche mese.

 

I tifosi hanno le loro ragioni ad essere quantomeno delusi e sarà giustificata la contestazione, magari domenica prossima o durante qualche allenamento. Il loro è un diritto innegabile. Con una settimana d’anticipo invece, preparata ad arte, s’è aperta la caccia al colpevole ed è iniziato il fuoco dei falsi tifosi, di qualche pseudogiornalista e di tutti coloro che, costretti ai margini, non aspettavano altro che la caduta del Benevento per deliziarci con i loro sermoncini, i consueti “lo avevo detto” etc. Roba rifritta sempre nello stesso maleodorante olio, che nausea. Sempre le stesse cose, sempre le medesime accuse contro la squadra, alcuni calciatori in particolare, la dirigenza (ma guarda tu!). Chi scrive e urla le proprie teorie pseudo-apocalittiche? Personaggi che io, personalmente, non ho mai visto ad un allenamento, ad una conferenza stampa, ad una trasferta. Probabilmente è gente che nemmeno in casa viene allo stadio. Mentre i beoti (noi) si caricavano sulla schiena migliaia di chilometri di trasferte per stare accanto alla squadra, anche quando eravamo in zona playout, costoro “godevano” del lavoro altrui (nostro), assistevano gratuitamente alle dirette web (dell’accusato), insomma, come tutti i poveri di spirito, stavano nascosti nell’ombra, attendendo vigliaccamente il momento giusto per l’agguato, loro, moderni Henri Landru. Non è mica un'accusa la mia: loro facciano pure, siamo sempre in democrazia.

Loro accettassero, però, che sono l’unico elemento di vera tristezza nel panorama, in ogni caso luminoso, del calcio beneventano.

Sezione: News H24 / Data: Lun 30 aprile 2012 alle 18:10
Autore: Marcello Mulè
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