Un Benevento devastante, quello visto ieri ad Arezzo. Una squadra che dà l’impressione di giocare a memoria e che, questa volta, dimostra di aver imparato la lezione. Lo aveva chiesto Floro Flores in conferenza stampa: bisogna fare tesoro degli errori. Dell’ingenua espulsione di Prisco e del rigore causato da Kouan nel finale di Ascoli, così come del doppio vantaggio gettato via contro il Vicenza. Episodi diversi, ma con un insegnamento comune: in Serie B non puoi permetterti di abbassare l’attenzione prima del fischio finale. Ad Arezzo il Benevento quella concentrazione l’ha mantenuta. Dopo i settanta minuti meravigliosi contro il Vicenza, stavolta ha completato il lavoro, continuando a macinare gioco e occasioni anche sul 2-0. Ha cercato ripetutamente il terzo gol, trovandolo nel finale con Mignani: serpentina, conclusione rabbiosa e nessuna possibilità per Nunziante. Il suo primo gol in Serie B meritava quell’esultanza sfrenata sotto il settore dei tifosi giallorossi. Ma l’immagine più bella è stata forse l’abbraccio dei compagni, arrivati dal campo e dalla panchina. A cominciare da Salvemini, che con lui condivide il reparto e si contende una maglia. Un dettaglio che racconta molto del clima di questo gruppo. Il Benevento sta diventando una squadra concreta e bella da vedere. In realtà, bella lo era già lo scorso anno.
Adesso, dopo otto giornate e una fase di rodaggio che sembra avviarsi alla conclusione, sta imparando a esserlo anche in cadetteria. Accelera quando può, rallenta quando serve, cerca di governare la partita. E lo fa con la stessa mentalità in casa e in trasferta: l’obiettivo resta proporre il proprio calcio. Quando l’avversario riesce a impedirglielo, magari perché ha qualità tecniche superiori, questo Benevento sa anche accettare la battaglia e provare a vincere una partita “sporca”. È un percorso di crescita che riguarda tutti, a cominciare da Floro Flores, anche lui al debutto in Serie B. Con il senno di poi i giudizi sono sempre più facili. È il destino degli allenatori: quando una scelta funziona arrivano elogi e applausi; quando non produce il risultato sperato, il primo a finire sotto accusa è chi siede in panchina. Ma proprio per questo, se è giusto criticare gli errori in maniera costruttiva, è altrettanto doveroso riconoscere i meriti. E io sono il primo a battere le mani a Floro Flores per il gioco, le scelte e soprattutto la gestione di uno spogliatoio ricco di alternative, che finora sta tenendo in mano in maniera egregia. Perché avere tanti giocatori validi è una risorsa. Riuscire a coinvolgerli e a mantenerli pronti è un merito. Ad Arezzo abbiamo avuto un’altra dimostrazione della profondità di questa rosa: cambiano gli interpreti, ma l’identità rimane. Poter sostituire Saio con Dalle Mura, tra i migliori in campo, oppure schierare Cherubini dall’inizio al posto di Lamesta, è tanta roba. Potersi poi giocare a gara in corso le carte Mignani, Lamesta e Prisco è tanta, tantissima roba. Alla lunga, questa abbondanza, accompagnata dalla capacità di gestirla, potrebbe diventare un’arma fondamentale per arrampicarsi fin dove tutti, magari senza dirlo troppo forte, sogniamo di arrivare.
A centrocampo, intanto, Siatounis e Kouan sono diventati due pilastri. Fondamentali nel 4-3-3 di Floro Flores, garantiscono corsa, copertura ed equilibrio, permettendo a Maita di costruire e inventare con maggiore tranquillità. Due dighe ai suoi lati, ma anche due giocatori capaci di accompagnare l’azione e fare male agli avversari. Siatounis, in particolare, sta aggiungendo al lavoro di sostanza una continuità realizzativa preziosa: tre gol nelle ultime tre partite. I suoi inserimenti nascono dalle qualità e dalla capacità di leggere gli spazi, ma raccontano anche il lavoro che Floro Flores e il suo staff preparano durante la settimana. Un centrocampista così diventa un gioiello: dà solidità alla squadra e, quando si propone alle spalle delle punte, offre una soluzione in più, difficile da leggere e da marcare. Chi si concentra sugli attaccanti rischia di perderlo di vista. E lui si fa trovare pronto. Ripensiamo allora alla conferenza stampa di fine mercato, quando per molti il “greco” era ancora un oggetto misterioso. Qualcuno aveva persino bollato il suo acquisto come frettoloso, contestando la scelta di occupare uno degli slot disponibili per gli Over. Carli e soprattutto Padella avevano spiegato che dietro quell’operazione c’era un’idea precisa. Il direttore sportivo si era spinto anche oltre, invitando a guardare alle prospettive del ragazzo e al livello che avrebbe potuto raggiungere esprimendo tutto il suo potenziale. Lo scetticismo non era mancato. Oggi è ancora presto per dire dove arriverà Siatounis, ma quello che sta mostrando dà sostanza a quella fiducia e conferma la qualità del lavoro di scouting portato avanti dalla società, con il contributo dei suoi collaboratori.
Davanti, Okereke continua a dare l’impressione di essere un giocatore fuori categoria. Una furia, capace di inventarsi un gol quasi dal nulla. È successo con la sua prima rete stagionale ed è accaduto di nuovo ad Arezzo: iniziativa personale, accelerazione e secondo centro in campionato. Peccato per Cherubini, che il gol lo avrebbe meritato. Come a Carrara, il palo gli ha strozzato in gola la gioia. La sua prestazione, però, resta, insieme alla sensazione di avere un reparto offensivo capace di creare pericoli in tanti modi diversi. Le altre squadre le abbiamo viste quasi tutte. E, al di là del Palermo e forse del Pisa, personalmente non vedo avversarie nettamente superiori al Benevento. Questo non significa che le altre partite siano già vinte: la Serie B ci ricorda ogni settimana quanto poco valgano i pronostici e quanto sia facile inciampare. Significa, però, che possiamo affrontare questo campionato con fiducia, consapevoli delle nostre qualità.
Floro Flores è ambizioso, preparato e sa cosa vuole. Che a qualcuno possa sembrare presuntuoso, francamente, mi interessa poco. Anzi, quel suo atteggiamento mi piace parecchio. Come si commentava in questi giorni, il problema è essere “ciucci e presuntuosi”. E il nostro allenatore sta dimostrando tutt’altro. Ha idee, personalità e anche l’umiltà di riconoscere gli errori: quando qualcosa non funziona, è il primo a farlo notare e ad assumersi le proprie responsabilità. Il suo Benevento, sulla scia di quello che lo scorso anno ha dominato la Serie C prendendosi tutto ciò che c’era da vincere, sta trovando una dimensione importante anche in questo campionato. «Questa squadra è fantastica e sono felice di allenare questi ragazzi. Bisogna crescere per fare qualcosa di straordinario. Non vogliamo creare false aspettative ai tifosi. Pensiamo a salvarci prima possibile e poi si vedrà». Le sue parole dopo Arezzo indicano la strada: raggiungere quanto prima la salvezza, continuare a crescere e capire, strada facendo, dove si può arrivare. Io resto convinto che, dietro questa giusta prudenza, ci sia un’ambizione forte. Nell’allenatore, nel presidente, nel direttore tecnico e nel direttore sportivo. La voglia di vincere e di provarci fino in fondo appartiene a questo ambiente. La società ha lasciato intendere di voler costruire un percorso triennale, come già accaduto in C. L’orizzonte è tornare dove siamo già stati, con una struttura più solida e una maggiore consapevolezza del cammino necessario per restarci. I tempi andranno rispettati e ogni traguardo dovrà essere conquistato sul campo. Ma nel frattempo possiamo goderci una squadra che cresce, diverte e ci offre motivi concreti per essere fiduciosi. Stringiamoci allora intorno a Floro Flores e a questi ragazzi. Meritano il sostegno della loro gente, nelle giornate come quella di Arezzo e quando arriverà qualche difficoltà. Godiamoci questo Benevento e questo meraviglioso campionato. Sognare, con i piedi per terra, non costa nulla. Forza Benevento.
Cosimo Calicchio
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