Bisognerebbe decidersi adesso. E’ necessario stabilire cosa si vuol fare: continuare nel sogno o abbandonarsi definitivamente alla fredda realtà dei numeri. Inutile e dannoso il tentativo di commistione tra le due cose. Anche pensandoci, fa a cazzotti, come si usa dire. Sinceramente, adesso mi fa ridere chi continua a cimentarsi in assurdi calcoli, proponendoci (ancora?) tabelle, incroci, combinazioni favorevoli e quant’altro. Cui prodest? Oggi, a due giornate soltanto dal termine della regular-season credo che ogni tipo di calcolo sia sbagliato, a prescindere. La squadra è chiamata ad un ultimo sforzo, più mentale che fisico: dovrà necessariamente vincere le ultime due gare in cartello, a Viareggio ed in casa contro il Monza. Due squadre “disperate” che sicuramente scenderanno in campo con il coltello tra i denti (solo idealmente, spero). Alle sedici e quarantacinque del 6 maggio guarderemo la classifica. Allora si, ma solo allora, potremo affidarci ancora ai numeri. Farlo adesso a cosa serve? Alimentiamo soltanto ansie inutili.

 

E’ un’illusione la mia, quella di continuare nel sogno? E perché? In fondo, continuo a fare ciò che ho fatto fin dal quattro settembre scorso, quando ancora la squadra stava scaldandosi nel pre-gara di Foggia, prima giornata di campionato. Nel torrido catino, in Capitanata, nonostante il marchio infamante della penalizzazione, io guardavo i ragazzi sul campo e già immaginavo scalate impossibili... Credo che in quel momento, nonostante l’imbarazzo del meno sei che schiacciava ogni velleità, anche tutti i ragazzi della rosa giallorossa, magari non esternandolo, avevano lo stesso sogno, l’identica segreta speranza. 

 

Sono passati poco più di sette mesi da allora: ebbene, quel sogno, seppur in parte, s’è materializzato. Magra consolazione, ne sono cosciente, ma ci rendiamo conto di quanto difficile è stato questo torneo per la squadra giallorossa? Sempre a rincorrere, con un dispendio psicofisico forse non adeguatamente preventivato, e non solo per la squadra. Certo, è alto il rischio che noi quest’anno rimarremo spettatori dei festeggiamenti altrui, anzi, poiché al termine d’ogni campionato ci sono sempre accadimenti inspiegabili sulla maggior parte dei campi di calcio, beh, allora meglio preparasi all’inevitabile delusione. Però, c’è da rilevare che la squadra, più di questo credo non potesse fare ed ha fatto tantissimo, a mio avviso. Non credo si possa imputare qualcosa in particolare ai ragazzi.

 

Allora, cosa vogliamo fare? Ci arrendiamo adesso? Molliamo tutto e prepariamo la TV per i prossimi Europei di calcio? No, chi la pensa così faccia pure. È liberissimo di farlo. Io continuerò a cullare la mia speranza, il sogno. Pura illusione? Si, magari è così, ma non importa, in fondo non mi cambia nulla. Io penso che continuare a crederci e a sperare sia anche il giusto tributo alla squadra, alla società e a noi stessi, che non abbiamo mai mollato, che ci siamo sempre stati, nel bene e soprattutto nel male. Io non voglio abbandonare tutto ciò di buono che questi ragazzi ci hanno mostrato, soprattutto nel girone di ritorno. Meritano la nostra fiducia, la condivisione dell’ultima speranza, per quanto flebile essa sia. Io ci credo ancora, e poco importa di quanto si siano ridotte le percentuali a nostro favore. I sogni non hanno bisogno di calcoli o di ragionamenti.

 

Spero davvero che in fretta svanisca questo magone che è sceso un pò su tutto l’ambiente giallorosso. C’è un passato dignitoso alle nostre spalle, un presente che deve soltanto farci inorgoglire ed un futuro davanti che potrebbe riservarci ancora tante soddisfazioni e sorprese. Nulla è ancora perduto. Non gettiamo ancora la spugna e ricordiamoci sempre del motto ideale che Oreste Vigorito ci ha recentemente suggerito: “la parola ARRENDERSI non esiste nel mio vocabolario”. Io ci credo ancora.

Sezione: IL PUNTO di M.Mulè / Data: Ven 27 aprile 2012 alle 07:00
Autore: Marcello Mulè
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