Gli insuccessi. Qualche giorno fa mi è capitato un libro d’aforismi tra le mani. Uno in particolare mi ha colpito ed è attribuito a Thomas Alva Edison, notissimo inventore ed imprenditore statunitense. Quando un giornalista gli domandò come si sentiva dopo aver fallito per 25.000 (venticinquemila!) volte il tentativo di creare una batteria d’accumulo, la sua risposta fu: “Non capisco perché lei lo chiama fallimento. Oggi conosco 25.000 modi per NON fare una batteria. Lei quante ne conosce?”.

Battuta intelligente ed anche divertente, che vorrei usare come spunto per una riflessione, forse inappropriata poiché per fortuna noi parliamo solo di calcio, un gioco, e non certo di grandi scoperte. C’è però un filo conduttore che, in fondo, è un grande insegnamento di vita, che ognuno di noi dovrebbe avere appreso per poi tramandarlo.

 

Così come ha fatto quell’inventore, assolutamente convinto dei suoi studi e delle sperimentazioni tese ad ottenere un successo (tecnologico ed economico) e nonostante gli insuccessi, anche nel calcio c’è bisogno di sacrifici ed attesa per costruire risultati solidi e duraturi. Le eccezioni (ultima, la Ternana) non sono certo la regola. E’ vero, nessuno gioca per perdere, ogni impegno sportivo è per raggiungere la vittoria. Tuttavia, l’accettazione della possibilità di perdere è indispensabile perché, è chiaro, fa parte del gioco stesso. Le sconfitte vanno accettate. I tifosi del Benevento, o almeno, parte di loro, temono la sconfitta come una pericolosa malattia o come una colpa di cui vergognarsi, di cui non bisognerebbe mai macchiarsi.

Invece la sconfitta bisogna metterla in bilancio sempre, ed in virtù delle esperienze fatte considerarla sempre come una possibile alternativa ai nostri obiettivi. Questo, ogni qual volta ci si rimette in gioco, nella vita come nello sport, sempre.

 

Non posso certo biasimare chi contesta. Oltre ad essere un suo diritto, è evidente che, chi lo fa, vuole solo esprimere insoddisfazione per i risultati immediati, è una reazione emotiva e comprensibile. Anzi, bisognerebbe prestare più ascolto a chi contesta, quando lo fa in maniera civile e motivata. Abbiamo tutti cullato, per qualche settimana, il sogno promozione, non c’è da nasconderlo o da vergognarsi. E’ normale che alla fine è nato il malumore e che qualcuno abbia dato sfogo al proprio scontento. Ma questo non deve portare sempre ad “estremizzare” le reazioni. Oreste Vigorito o è il nostro Gladiatore o è uno che fa chiacchiere come i soliti "anti-" hanno urlato. C’è una scelta, liberissima, che tutti noi possiamo e dobbiamo fare: credere o non credere.

 

Credere, senza alcun tipo di pregiudizio, alla volontà societaria di “vincere” ed allora appoggiamo le scelte di chi, per professione (e non nei bar) fa calcio. Nel caso contrario, scegliamo di non credere assolutamente a quanto ascoltiamo o leggiamo o si realizza, ed allora che senso ha continuare a frequentare lo stadio? Non ci può essere una via di mezzo ed appoggiare solo un’eventuale “promozione”, sarebbe troppo facile così. Io ci credo e non solo per la stima che dell’uomo. Solitamente io giudico in base ai fatti e non secondo le mie aspettative e, nel caso di Vigorito, bastano quelli a tacitare chiunque. Per qualcuno contano solo le vittorie? Arriveranno, fa parte del mio credere e, ne sono certo, saranno molto più belle.

 

Ripartire. Si può, si deve ripartire e la società lo ha già fatto. Le parole del Presidente, in sala stampa, al termine dell’ultima gara del campionato, sono state molto chiare e inequivocabili. Nessun proclama populistico, proprio per evitare macchinazioni e strumentalizzazioni “postume”. Conferma dei programmi societari e prosecuzione del progetto triennale iniziato con lo scorso torneo. Io condivido la strada della “costruzione” in casa di una squadra forte, compatta, che dia ampie garanzie di solidità anche nel caso (fortuito...) di una promozione, per continuare nel cammino intrapreso e non dover rifondare poi una squadra da zero. Questo vuol dire competitività e durata, oltre che un notevole risparmio economico rispetto alle spese “folli” del recente passato. Bilanci sani e costi contenuti, oltre ad un organico (calciatori) di buon livello, rappresentano l’unica garanzia di credibilità e continuità che, oggi, io credo siano fondamentali.

Sezione: IL PUNTO di M.Mulè / Data: Mar 08 maggio 2012 alle 15:05
Autore: Marcello Mulè
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