Questo Benevento è una squadra di cui ci si innamora. Un gruppo meraviglioso, composto da ragazzi eccezionali che stanno dimostrando un attaccamento alla maglia autentico, percepito chiaramente dalla gente che lo restituisce sotto forma di energia pura. Un’energia che trasforma il “Ciro Vigorito” in una vera e propria bolgia, dove gli avversari vengono spesso travolti.
Qualche anno fa, parlando proprio di questo stadio che “spinge” la squadra in maniera incredibile, anche un certo Max Allegri sottolineò come anche la particolare conformazione strutturale del Vigorito – con gli spalti praticamente a ridosso del terreno di gioco – facesse sentire ai calciatori avversari il fiato sul collo. Disse che a Benevento sarebbe stato difficile per chiunque venire a giocare e che, nei tempi del Covid, proprio l’assenza del pubblico aveva tolto alla nostra squadra un’arma fondamentale nel tentativo di costruire una salvezza in Serie A.
A Benevento questo lo sappiamo bene. Quante volte, in particolare negli ultimi 20 anni, tifando tutti insieme, abbiamo spinto la squadra verso imprese incredibili? Tantissime. Imprese custodite gelosamente nell’album dei ricordi giallorossi più dolci.
Il tifoso beneventano, però, è fatto in un certo modo: quando capisce che in campo c’è un gruppo che suda davvero la maglia, che dimostra attaccamento e che ci crede fino alla fine, è proprio in quel momento che scocca la magia. È lì che i 6.000, 7.000, 8.000, 10.000 o 15.000 del Vigorito diventano 60.000, che i calciatori trovano energie nuove e nasce quella meravigliosa alchimia capace di spingere il pallone in rete, regalando pagine memorabili di storia giallorossa.
Anche ieri sera, ne sono certo, TUTTI – e dico TUTTI – abbiamo creduto fino alla fine che poteva arrivare la vittoria. Anche dopo il rigore sbagliato al 92’ dal nostro bomber principe Salvemini. E allora ditemi: quante altre squadre, dopo un episodio del genere al minuto 92, avrebbero avuto la forza mentale di buttarsi in avanti con ordine, razionalità e consapevolezza per vincere la partita? Poche, forse nessuna. La nostra invece sì. Ed è proprio in quel momento che si è regalata un’altra impresa.
Perché nei minuti intercorsi tra il rigore sbagliato da Salvemini e il gol di Pierozzi, il ruggito del Vigorito, la spinta degli oltre 6.000 cuori giallorossi e quel coro maestoso – “Fino alla fine il Benevento ohhhh ohhhh” – hanno creato un’alchimia perfetta tra squadra e tifosi. Un’alchimia che ha portato al gol di Pierozzi che ci ha mandato in visibilio.
Qualcuno parla di fortuna, soprattutto alle pendici dell’Etna. E no, amici miei, non sono d’accordo. La fortuna può capitare una volta; gli audaci, invece, la fortuna se la vanno a cercare. E ieri è successo di nuovo.
Hai voglia a gufare, a sperare nei nostri passi falsi: questi ragazzi hanno un cuore enorme. E permettetemi il francesismo: oltre al cuore, hanno anche due p***e grandi così. È questo che i beneventani adorano. D’altronde il popolo sannita è fatto di guerrieri, di gladiatori che non si arrendono mai. Fino alla fine. Lo dice la storia, non io. E ieri sera lo abbiamo dimostrato ancora una volta, portando a casa un’altra vittoria pesantissima.
Intanto, dalle parti dell’Etna, la frustrazione sembra giocare brutti scherzi a qualcuno. Da ieri sera si leggono accuse di ogni tipo: contro l’arbitro, contro il recupero “lungo”, contro il rigore concesso al 90’, fino ad arrivare a fantasiose teorie su presunti aiuti della Lega. Un campionario piuttosto ampio, diciamo così che certamente non fa onore agli amici catanesi.
In parallelo continua poi quella presunzione che accompagna molti di loro dall’inizio del campionato: la Ferrari, la corazzata, il campionato che possono perdere solo loro, il Benevento destinato a fermarsi, gli scontri diretti sbandierati senza aver ancora giocato il ritorno, fino all’annuncio dell’“invasione” del Sannio il 5 marzo “sicuri” di venire qua a vincere. Beati loro che hanno tutte queste certezze. Senza contare i messaggi in cui si spera nella cancellazione di Trapani e Siracusa per recuperare punti non conquistati sul campo.
Qualcuno diceva che “l’ottimismo è il profumo della vita”, ma credo che qualche volta bisognerebbe anche essere un po’ più razionali e realisti.
Insomma, leggendoli sui social sembra un “anticipo” di psicodramma collettivo che potrebbe trovare piena realizzazione tra tredici giornate se le cose dovessero continuare ad andare in questo modo. La sensazione è che qualcuno sia ormai sull’orlo di una crisi di nervi e non sappia più con chi prendersela.
Agli amici catanesi lo dico con sincerità: a Benevento l’amicizia nei vostri confronti è sempre stata rispettata. Ma ditemi se ciò che ho scritto non corrisponde al vero. E francamente non credo che certi toni siano propri di chi si definisce “amico”. Continuate a gufare, a fare tabelle guardando sempre e solo il Benevento, ma mai ciò che dovreste provare a fare voi: vincere. Anzi, essere obbligati a vincere. Perché vedo spesso perdere il focus su una domanda fondamentale che mi sembra che molti di loro non si facciano: ma come pensate di arrivare allo scontro diretto del 5 marzo? Perché se, malauguratamente per voi, doveste arrivarci con 8 o 9 punti di distacco, a Benevento saremo sempre felici di accogliervi come fatto da voi con noi all’andata… ma per voi il lungo viaggio verso la Campania, rischierebbe di diventare poco più di una gita nel Sannio magari una sorta di Pasquetta anticipata. Mi sbaglio? Devo constatare che molti tifosi e giornalisti di Catania non sembrano esserne pienamente consapevoli di questo.
Dalle nostre parti, invece, siamo bravi a restare con i piedi ben saldi a terra. Sappiamo di non aver ancora vinto nulla e memori delle delusioni vissute in oltre 90 anni di storia evitiamo di fare voli pindarici e sbilanciarci. Non è solo scaramanzia. E’ proprio l’atteggiamento di un popolo che ha imparato anche a vincere. Perché come dice qualcuno “Si canta quando si torna dalla festa e non prima”. E quindi con umiltà e consapevolezza, noi andiamo avanti per la nostra strada, come ha giustamente ricordato anche Floro Flores. Degli altri non ci interessa perché se non vinciamo noi, è inutile guardare agli inciampi altrui o sperare in disgrazie societarie di altri. A buon intenditor, poche parole.
Un’ultima cosa. Credo davvero che qualora il Catania non dovesse finire primo, potrebbe comunque raggiungere la promozione tramite i play-off. Proprio perché credo che sia una squadra da play-off: solida in casa, che prende pochi gol al Massimino, con una tenuta difensiva che in un mini torneo può fare la differenza.
Per questo sarebbe bello andarci insieme in Serie B. L’ideale, però, sarebbe che il Catania ci raggiungesse poi. Senza alcun dubbio.
Forza Benevento.
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