C’è tanto di Floro in questo Benevento, anche se lui si schernisce dicendo che, su una scala da 1 a 10, siamo ancora a 5 rispetto alle sue idee di calcio e a ciò che vorrebbe vedere in campo. Al di là di quello che pensa o dice Floro, è evidente che da quando è subentrato questo Benevento sia cambiato molto rispetto a quello allenato da Auteri, che pure era a ridosso delle prime posizioni.
Il ruolino di marcia di Floro è da schiacciasassi: 6 vittorie e una sola sconfitta (immeritata) a Cosenza, con una differenza reti monstre. Insomma, uno score che ha permesso alla squadra di balzare in testa alla classifica: +2 sul Catania, +6 sulla coppia Salernitana–Casertana (prossimo avversario) e addirittura +8 sul Cosenza.
Se andiamo ad analizzare le sette partite della sua gestione, possiamo dire che dopo le prime due gare contro Monopoli in casa e Cosenza fuori, con una vittoria e una sconfitta ottenute entrambe giocando ancora con il vecchio modulo — utilizzato per non togliere le cosiddette “certezze”, come si dice in gergo, a una squadra che comunque era anche in quel momento in corsa per il primo posto — Floro, contro la Salernitana, sorprendendo un po’ tutti, presentò per la prima volta il nuovo assetto. Un sistema molto più offensivo che, però, si è rivelato fin da subito anche equilibrato.
Vuoi il ritorno di Simonetti, vuoi la difesa a quattro o la maggiore quantità di uomini offensivi in campo, da quel momento il Benevento non solo non si è più fermato, ma è sembrato un carrarmato inarrestabile. Cinque vittorie consecutive, compresa quella di ieri contro il Crotone che ha aperto il 2026 e che ha permesso, come dicevo, alla squadra di agguantare la vetta in solitaria, sfruttando finalmente quella chance che storicamente, da queste latitudini, siamo riusciti a cogliere solo quando il vento ha iniziato veramente a soffiare nella direzione giusta, portandoci poi alle imprese che tutti ricordiamo.
Il Benevento con il 4-2-3-1 di Floro Flores è una squadra che gioca palla a terra, subisce poco o nulla e crea in ogni gara una quantità enorme di palle gol, che nella maggior parte dei casi vengono anche concretizzate dall’attacco mostruoso che Vigorito ha messo a disposizione prima di Auteri e ora del giovane tecnico napoletano.
Dopo la gara lo ha sottolineato anche Mignani in conferenza stampa, ricordando a tutti che i tre davanti — Salvemini, Tumminello e lo stesso Mignani — sono giocatori che lo scorso anno hanno segnato quasi 60 gol complessivi in Serie C. Se a questo aggiungiamo la verve e la tecnica sopraffina di Manconi, la fantasia e i guizzi di un imprendibile Lamesta e l’imprevedibilità che possono garantire a gara in corso i vari Della Morte e Carfora, si capisce bene come questo Benevento, con buona pace delle altre, sia la squadra con il maggior potenziale offensivo del campionato.
Se poi a queste bocche di fuoco aggiungiamo l’equilibrio tattico garantito da Simonetti, le sgroppate di Pierozzi e Ceresoli e le geometrie a centrocampo del sontuoso Maita e del piccolo Xavi Prisco, il quadro è praticamente completo. Senza dimenticare la difesa, che con Scognamillo e Saio, è sempre stata blindata davanti a un Vannucchi costantemente attento.
Il Benevento che Floro Flores sta plasmando settimana dopo settimana è una squadra che sa cosa vuole e che, come visto contro il Crotone, dimostra di saper anche soffrire, andando a prendersi il risultato con le unghie e con i denti. La gente questo lo ha capito e la curva è tornata quella che ha accompagnato le grandi imprese degli ultimi anni.
È tornato, insomma, il connubio tra società, squadra, tifosi e stampa. Quell’insieme" spesso evocato che finalmente si sta concretizzando, giornata dopo giornata, in una stagione che speriamo possa riportarci dove tutti sogniamo.
Floro Flores sta dimostrando di essere un allenatore destinato a fare grandi cose. Da queste parti si sono rilanciati profili come Baroni e De Zerbi, ma anche lo stesso Inzaghi e poi Auteri. Per Floro non era facile, ma quello che è piaciuto e che ha dimostrato immediatamente di essere uno di noi, e questo la gente lo ha capito. Lo ha fatto in modo sincero, senza cercare di arruffianarsi nessuno. D’altronde è il suo carattere: quello di un ragazzo in gamba, sempre con il sorriso sulle labbra, capace soprattutto di entrare nella testa dei calciatori e di far sì che si fidino di lui e delle sue idee di calcio.
Non era facile, né scontato, che tutto questo potesse accadere. C’è tanto di suo in questo Benevento, così come c’è tanto di suo nella vittoria di ieri contro il Crotone, per buona pace dei gufi salernitani e catanesi che si erano piazzati davanti alla TV sperando in un passo falso della Strega, che fino a poco dalla fine sembrava potersi materializzare.
È proprio in quel momento che Floro ci ha messo del suo, leggendo la gara in maniera perfetta e azzeccando le sostituzioni giuste, che di fatto hanno ridisegnato la squadra e bucato la retroguardia del Crotone, tutta chiusa con dieci uomini dietro la linea della palla a difendere un vantaggio insperato.
Togliendo Prisco e Tumminello e mandando in campo Mignani e Carfora, ma anche Talia e Della Morte, Floro ha eliminato i punti di riferimento che Longo aveva individuato e neutralizzato per buona parte della gara, introducendo quella imprevedibilità necessaria per scardinare la tela del Crotone, come poi è effettivamente accaduto.
I due gol sono frutto proprio di questa visione tattica: la mezza rovesciata inventata da Mignani per il pareggio e l’inserimento, con relativo taglio, di Carfora che, sbucando alle spalle di tutti, ha capitalizzato al meglio il secondo assist di serata di Lamesta.
Nelle parole di Carfora a fine gara è arrivata la conferma: il giovane furetto giallorosso ha ricordato che quel movimento lo provano spesso in allenamento e che è bastato uno sguardo con Lamesta per attaccare quello spazio e spedire il pallone in rete, nella nebbia del Vigorito.
Un gol che ha fatto esplodere lo stadio e riversare in campo tutta la panchina per festeggiare il vantaggio. Anche Floro non è riuscito a contenere la sua gioia e, a fine gara, si è persino scusato per l’esultanza eccessiva. A noi, però, quell’esultanza è piaciuta e ci ha fatto godere, così come hanno goduto tutti coloro che erano allo stadio e i tifosi giallorossi che hanno seguito la partita da casa.
Siamo davanti, con buona pace dei gufi. Il Benevento, oggettivamente e obiettivamente, al momento è la migliore squadra del campionato. Questo è un dato di fatto, non un’opinione, e lo ha dimostrato anche ieri sera. Non è stato il solito Benevento brillante, ma non possiamo pretendere di vincere tutte le partite 4-0.
Di fronte ci sono e ci saranno avversari agguerriti, come il Crotone di ieri sera, pronti a vendere cara la pelle e a giocare la partita della vita contro la capolista. La partita della vita che, da circa due settimane, stanno preparando a Caserta in vista del derby di domenica prossima.
A Catania, fermo restando che danno già per vinta la loro gara contro la Cavese, sperano che i Falchetti possano fermare il cingolato giallorosso per riagganciare la vetta. A Salerno attendono i nuovi acquisti per provare a rientrare nella corsa al primo posto, contando sugli scontri diretti da disputare all’Arechi. Ma proprio domenica, all’Arechi, arriverà il Cosenza che, dopo la sconfitta contro il Monopoli, avrà sicuramente il dente avvelenato e vorrà portare a casa un risultato utile.
Insomma, un campionato avvincente e imprevedibile, giornata dopo giornata. Bisogna tenere duro e non mollare di un centimetro. Testa bassa e pedalare, con serenità e con il sorriso sulle labbra della consapevolezza, ma anche con grande rispetto e umiltà verso tutti.
Umiltà e rispetto, sì, ma paura di nessuno. Anche perché il Benevento, obiettivamente, è la squadra che può fare più paura di tutte.
Forza Benevento!
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