Articolo di Daniele Piro

Bizzarra è la mente umana: repentina dimentica ciò che solo ieri è stato. Ma di fronte a grand'uomini e alle loro imprese eccola farsi granito e le parole scolpirla come col coltello romantici cuori nella corteccia d'albero.”  (Cit. dal film “Fascisti su Marte”).

Tre anni fa, dopo aver sbancato San Siro alla nostra prima apparizione nella massima serie, uno dei commenti a caldo mentre scendevamo dalle rampe dello stadio fu: “Abbiamo fatto come la Cavese che vinse 2-1”.

Un carissimo amico che era al mio fianco e che fa parte del direttivo del nostro gruppo Stregoni del Nord, corresse l’autore di tale affermazione, facendogli notare che quella impresa era stata fatta in Serie B, mentre la nostra era stata fatta in Serie A. Siamo andati avanti per giorni, a meravigliarci di quella famosa notte milanese in cui le “luci a San Siro” si erano accese per una piccola strega venuta dal Sud già retrocessa. Pensavamo che il gol di testa di Brignoli costituisse l’apice della nostra storia calcistica fatta di polverosi campetti di quarta serie. Un portiere che al 95esimo regala il primo punto in A alla Strega è da Guinness dei primati. La notte corsara meneghina aveva declassato al secondo posto il gol del numero uno di allora in quanto ad importanza calcistica, superata a sua volta alle ore 16.54 di ieri pomeriggio, quando l’arbitro Abisso ha emesso il triplice fischio all’interno dell’Allianz Stadium di Torino.

Risultato: Juventus – Benevento 0-1. Lo riscrivo perché forse non avete letto bene: JUVENTUS – BENEVENTO ZERO A UNO!

Pure i pinguini in antartico ennu pigliat fuoco!

La piccola Strega, la squadretta con poco blasone, poca storia, addirittura si permette il lusso di espugnare lo stadio bianconero al termine di una gara perfetta aiutata anche da un pizzico di buona sorte!

La vittoria di Davide contro Golia.

Il primo pensiero è andato a quel meraviglioso uomo che di nome fa Oreste e di cognome Vigorito, immortalato solo soletto sui gradoni dello stadio con le braccia al cielo ed un sorriso enorme che nemmeno la mascherina poteva nascondere. Il mio primo post è stato per lui. Un uomo che a 74 anni vive con e per la squadra, che soffre spesso da solo sugli spalti, che voleva regalarsi e regalarci un sogno, ieri aveva diritto di prendersi tutto il palcoscenico e di regalarsi un momento storico. Questa è stata la sua vittoria. La vittoria di chi ha messo passione nella vita lavorativa ed in quella sportiva. Spesso criticato ed attaccato per essere un presidente/tifoso per il suo amore viscerale, che tratta i suoi stipendiati più come un padre di famiglia che come subalterni, ieri aveva tutto il diritto di prendersi la scena e mandare tutti a quel paese. Invece nelle dichiarazioni post partita delle varie trasmissioni sportive, ha avuto parole di elogio per tutti; per Quagliarella che era in contemporanea con lui sui canali Sky, per la Curva Sud, per i tifosi lontani, per lo staff societario tutto, facendo apparire questo risultato che sarà tramandato ai posteri, quasi come fosse una vittoria degli “altri” piuttosto che sua.

Soprattutto la menzione verso i tifosi è stata da standing ovation. Da sempre divisi fra guelfi e ghibellini, fra criticoni ed ottimisti ad oltranza. I tifosi, questa categoria che una domenica venera come la Madonna di Pompei questo o quel calciatore e la settimana dopo è pronto a darlo in pasto ai leoni.

Se ne potrebbero dire tante su questi personaggi che potrebbero ragionare bene pure di fisica nucleare o esporre un trattato di quantistica, ma guai a toccargli la propria squadra del cuore: perdono ogni raziocinio e disconnettono i neuroni, diventando accaniti sostenitori della propria tesi che è sempre la migliore di quanto esposto dagli altri (che sono tifosi a loro volta visto che i discorsi vertono sempre sul calcio).

Non credo di essere fra la schiera di coloro che sale sul carro dei vincitori a convenienza, né credo di aver sposato la causa giallorossa solo nell’ultimo decennio fatto di vittorie o comunque sotto la luce dei riflettori indipendentemente dalla categoria. C’ero, visto anche l’età anagrafica, da piccolino ed oggi posso solo sentirmi appagato e ringraziare chi mi sta facendo non solo vivere un sogno, ma essere fiero di portare il nome di Benevento in giro per il Belpaese, essendo un terrone nordico più   che mai fiero delle proprie origini. Sono però fra gli “osservatori”, fra gli “attenti” alle cose che possono non andare, soprattutto in un momento in cui, dopo aver visto tanta mediocrità fra terza e quarta serie, siamo diventati un cigno, abbandonando le spoglie del brutto anatroccolo. Non ero fra quelli che credeva al sogno Europa, anzi sorridevo quando qualcuno faceva questi proclami nel periodo pre-natalizio; sono stato sempre un realista abituato a “misurarmi la palla” e sapevo che difficilmente sarebbero state solo rose e fiori.

Nessuno è perfetto e nemmeno io lo sono, ma oggi proprio non riesco a tollerare chi da ieri critica chi aveva “criticato” perché le cose andavano male, quasi come se i cosiddetti criticoni non fossero ugualmente tifosi del Benevento, ma gente dal palato fine contenti di poter dire “aler ditt io“  gioendo per una sconfitta della Strega. A questo gioco non ci sto. Il calcio è bello perché ha qualcosa di imponderabile che sfocia anche nella variabile impazzita del risultato storico, ma ciò non cancella due mesi di prestazioni sotto tono, di equivoci tattici, di scaramucce in un ambiente da preservare, tutte cose che se evidenziate, non possono farmi passare per il criticone di turno.

Esempio lampante Hetemaj: un guerriero di lotta libera prestato al calcio per la veemenza e l’impegno che ci mette, eppure nel dimenticatoio nelle prime 6/7 partite.  Ma oggi è una giornata storica per tutti, pertanto rivangare il passato o fare dietrologia non avrebbe senso. Oggi un uomo al comando e la sua schiera di collaboratori ci hanno regalato le prime pagine nazionali, hanno fatto sì che dell’impresa calcistica della Strega se ne parlasse da Aosta a Pantelleria rendendoci tutti orgogliosi da Nord a Sud nel poter dire “SONO UN TIFOSO DEL BENEVENTO”.

Nella giornata in cui potevamo pensare a pastette pro-Torino, la Strega allunga sulle pericolanti sotto di lei e riagguanta Spezia e Fiorentina pur se messi peggio negli scontri diretti.

L’importanza di avere gente giusta nel ruolo giusto è stata determinante. Improta, non più relegato al ruolo di terzino, torna a fare lo spaccapartite con i suoi sette polmoni portati in giro per l’Allianz, un cambio tattico di modulo con due punte che compensano le loro differenti caratteristiche (una fisica e l’altra pronta a fare da “mbrogliacenere” per tutto il settore offensivo), Ionita onnipresente come interditore e come regista arretrato e finalmente un gioco con dei terminali offensivi di riferimento in avanti pronti a pungere senza più vedere i palloni lanciati dalle retrovie senza un futuro o manovre impostate dal basso che tanto ci sono costate in termini di gol subiti. Perfino Dabo, nello spezzone giocato, memore dell’erroraccio contro il Torino, spazza via un pallone che gli addetti dello stadio  stann ancor’ cercann’ dind u parcheggio!

La cosa che ho davvero mal digerito sono stati i commenti di chi si è appellato ad un rigore (che per onestà intellettuale poteva tranquillamente essere fischiato) per giustificare una sconfitta, dimenticandosi di menzionare sia che il signor mister 350 milioni non avrebbe dovuto nemmeno mettere le scarpette per scendere in campo dopo l’intervento da karateka su Cragno di settimana scorsa, sia che sempre mister 350 milioni insieme a tutta la rosa della sua squadra varrebbe 10, 20, 100 Benevento messi tutti insieme; Benevento tra l’altro privo di almeno mezza squadra potenzialmente titolare (Glik, Schiattarella, Letizia, Depaoli).

Una squadra, quella zebrata, a cui gli alcolici risultano indigesti perché passare dal Porto allo Strega ricevendo lo stesso mortificante effetto è un attimo: s’edda cagnà sul a bottiglia.

Sono profondamente rimasto deluso da trasmissioni come la Domenica Sportiva in cui non c’è stata menzione della storica impresa sannita, ma è stato solo un processo ai risultati negativi della Vecchia Signora. Per non parlare di Rai3 Sport; se non altro per campanilismo avrebbero quantomeno dovuto mettere in risalto quanto accaduto ed invece nulla, solo il gol di Gaich e poco più.

Questo per dire che siamo piccoli e poco considerati nel palcoscenico nazionale. Facciamo quadrato fra di noi senza scannarci a “chi ce l’ha più lungo” (scusate il francesismo); dobbiamo difendere con le unghie una categoria che per condizioni territoriali, sociali economiche ha ancora poco appeal, senza ulteriori divisioni. Dovremmo tutti provare ad essere più felici e godere delle gioie che arrivano di tanto in tanto sportivamente parlando, visto che di delusioni ne abbiamo affrontate e ne affronteremo ancora.

Per questo ho trovato di bellissimo gusto - e lo voglio rimarcare- il tweet del Benevento Calcio che non è mai stato il top a livello comunicativo: un “cinguettio” fatto di frasi e parole sconnesse per la serie “nun stamm capenn cchiù nient”!

Andiamo avanti.

Abbiamo vinto una battaglia di proporzioni epiche ma la guerra è ancora lunga. Il Vigorito è stato un fortino troppo spesso assaltato e ridotto in cenere; le prossime gare dovrà trasformarsi in una sorta di Forche Caudine per le squadre avversarie. Un paio di vittorie ci regaleranno il nostro sogno Europeo. Europeo non per un piazzamento Uefa, ma per importanza, perché dopo ieri, comunque andrà a finire, il mio, il nostro personalissimo scudetto l’ho e lo abbiamo già vinto.

Sezione: A MENTE FREDDA di D.Piro / Data: Mar 23 marzo 2021 alle 06:50
Autore: Andrea Bardi
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