Un disastro! La sconfitta casalinga con la Fiorentina può riassumersi così, senza inutili giri di parole. Ci aspettavamo un Benevento di nuovo battagliero e affamato, con tanta voglia di rivalsa soprattutto alla luce della buona prestazione, nel complesso, fornita a La Spezia. Invece, riecco la squadra molle e svuotata degli ultimi mesi. E la sconfitta, in uno scontro diretto, è stata assolutamente meritata, inevitabile. Pesante, soprattutto a livello psicologico.

Squadra fiacca, disordinata, confusionaria, con un assetto tattico iniziale a dir poco cervellotico che ha concesso spazi aperti e profondità a Pezzella e compagni, probabilmente increduli di fronte a tanta facilità concessagli nel costruire azioni pericolose. Vero però che Cesare Prandelli l'ha preparata bene tatticamente: sapeva dove e come colpirci, è stato evidente sin dalle primissime battute della gara. I viola si sono anche esaltati, sciorinando gioco ed azioni pericolose, con i giallorossi visibilmente sopraffatti e in enorme difficoltà anche fisica, per almeno quaranta minuti. Tanto, troppo, e le tre reti subite da Montipò sono una prova inoppugnabile!

La reazione del Benevento, nella seconda frazione di gioco, quei quindici minuti di assalto frenetico alla porta di Dragowsky, sono stati a mio avviso la conseguenza del calo di tensione (dovuto al risultato virtualmente conseguito...) che ha coinvolto la Fiorentina: la bella rete di Ionita a mitigare l'umiliazione, ma poi la squadra toscana si è rimessa in carreggiata, semplicemente cambiando modulo in corsa, mettendo poi ancora un pallone alle spalle di Montipò e chiudendo di fatto la partita al settantacinquesimo. Ma, di fatto, partita vera non c'è mai stata.

Una squadra senza idee. Senza gioco. Senza cattiveria. Una squadra che sembra (sembra?) sempre avere una marcia in meno degli avversari sul piano della corsa, che gioca troppo bassa, aspettando di colpire con le ripartenze. Un centrocampo a tre che ha sofferto maledettamente la fase negativa, al cospetto di una mediana avversaria molto più dinamica e di qualità e con un certo Ribery a fare il bello e cattivo tempo tra le linee.

Con ritrovata serenità (...) e passata la rabbia da sconfitta, non riesco a vedere nulla di positivo rispetto alla prestazione dei nostri, come in qualche altra circostanza sfortunata, e non per le 4 reti sul groppone. La squadra mi sembra bloccata, soprattutto sul piano mentale. Il pallone sembra una bomba che sta per esplodere tra i piedi di molti di quelli che scendono in campo. Non riesco più a percepire la carica di Filippo Inzaghi dalla panchina. Il tecnico piacentino, a tratti, mi sembra uno capitato lì per caso, a guardarsi la partita da bordo campo. Tanto - sembra leggere dalle sue espressioni - più di questo non possiamo fare.

Confesso: contro la Fiorentina m'è parso di vedere (e non è la prima volta) una squadra inconsciamente rassegnata, anche ad un destino che sembra ineluttabile, ogni domenica in più.

Alcuni calciatori avrebbero dovuto fare la differenza: ma, ad oggi, sembrano essersi appiattiti, uniformandosi sempre più al livello degli altri: mi riferisco a Caprari e Glik. Senza dimenticare l'oggetto misterioso Iago Falque, ma almeno lui ha un alibi. S'è puntato al mercato di riparazione su Depaoli e Gaich. Nulla da dire, ma il difensore sapevamo che fosse solo un puntello per il reparto arretrato a corto di uomini, mentre l'ariete argentino è un calciatore di prospettiva. Siamo sempre in attesa di Caldirola al top. Aspettiamo che Dabo si ricordi di come si giochi al calcio, senza necessariamente essere sanzionato. E manca un certo Letizia...  Intanto la squadra annaspa, balbetta calcio, corre poco e male, regala campo e occasioni rete agli avversari. E le gare da disputare sono sempre meno.

Occorre un cambio di rotta, una strambata come quelle di Luna Rossa. Nulla è ancora irrimediabilmente compromesso ma così continuando, lucidamente, le possibilità di salvezza sono meno che poche. Ciò che preoccupa non sono le sconfitte in sé, ma il modo in cui maturano. Manca la "garra", quella voglia esagerata di combattere senza lasciare nulla agli avversari. Ovvero, l'esatto contrario dell'atteggiamento mostrato nelle ultime gare (quasi tutte).

Non servono i ritiri: non vedo la necessità di privare i calciatori dei loro affetti e delle loro vite extracalcistiche, considerato anche il periodo infausto della nostra società a causa del Covid. Credo che la squadra abbia già tutta la serenità che serve in città. Benevento e i suoi tifosi non hanno mai interferito con il lavoro dei giallorossi. I calciatori, anche nel passato, nonostante ogni sconfitta hanno sempre potuto tranquillamente vivere la propria normalità, senza alcuna interferenza o fastidiosa ingerenza.

Occorrono invece scelte decise ma necessarie. Occorre tornare a vincere, sacrificando se stessi (chiunque!) per il bene della squadra. Io ci credo ancora, in fondo non ho alternative. Ma, oltre la fede calcistica, occorrerà ben altro, altrimenti la retrocessione sarà inevitabile.

Sezione: IL PUNTO di M.Mulè / Data: Dom 14 marzo 2021 alle 14:50
Autore: Marcello Mulè
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